De Roon si scalda. È l'uomo in più per la Roma
Sta arrivando il momento di De Roon. A Bergamo era soprannominato l'equilibratore, uno dei pochi a passare indenne dai quadrilateri fissi con Freuler a sinistra alla possibilità di scambiare posizione con il mediano o arretrare addirittura difensore centrale. Per ora lo abbiamo visto poco. Ma gli è bastata una mezz'ora contro il Torino per lasciar intendere cosa può regalare alla Roma. Innanzitutto tranquillità, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. De Roon è uno che non perde mai la testa, va incontro al pallone, non si nasconde. È chiaro che non può più essere il ragazzino di dieci anni fa, quando tornato dal Middlesbrough (era stato ceduto l'anno prima) faceva dell'intensità, dell'atletismo i suoi punti di forza. Marten è cambiato, è sempre un regista difensivo ma certamente più di posizione, meno d'aggressione. Eppure per Gasp può dare ancora tanto. Nel gioco delle figurine appare più il vice Cristante che nato per giocarci insieme. Capitano per capitano verrebbe da dire, considerando i gradi avuti a Bergamo e la presentazione fatta da lui dal tecnico. Quello che è certo è che nella lettura degli spazi e dei duelli individuali continua ad avere pochi rivali. Soprattutto nel gioco del tecnico di Grugliasco. Nell'immaginario popolare, a più di qualcuno ricorda quel fenomeno di Keita, arrivato (purtroppo) a Roma al crepuscolo della carriera ma capace di regalare un paio di stagioni ad altissimo livello che da queste parti ancora vengono ricordate. Garcia prima e Spalletti poi, avevano modi di giocare diversi ma entrambi non potevano fare a meno del Professor Seydou.
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