Da esubero a leader, la rivincita di Soulé
"Trentacinque milioni? Sono troppi". Ma poi, con il trascorrere delle settimane, lo sono diventati anche trenta e alla fine anche un'eventuale formula di prestito con diritto di riscatto. Il leit-motiv dell'estate romanista legata a Soulé si è trasformato ora in un grande sospiro di sollievo. Perché Matias è rimasto, gioca nella Roma e ad oggi, insieme a Malen, è il leader tecnico della squadra. Paradossale, ma fino ad un certo punto, che questa esplosione sia arrivata con Dybala fermo ai box. Un copione già visto nella passata stagione quando con Paulo out, Soulé prese per mano la Roma nel girone d'andata, chiudendolo con 7 gol prima di arrendersi ad una pubalgia che ne ha fatto perdere le tracce per mesi. Ora Matia sta bene e si vede. L'interruttore si e acceso di colpo il 14 ottobre contro il Real Madrid. Matias era diventato il calciatore del quale privarsi. Lui, carattere schivo, lo aveva capito in anticipo e si era immalinconito. Così, scrive Stefano Carina su Il Messaggero, ha vissuto un'estate a dir poco anomala con l'agente a fare la trottola per mezza Europa per cercargli una squadra. E chissà se vedendolo giocare oggi, in molti non si stiano pentendo. Una crescita graduale fino all’esplosione. E come se Matias si sia sentito più responsabilizzato con i compagni che hanno, gioco-forza, iniziato a cercarlo con più insistenza, essendo rimasto il solo giocatore capace di innescare Malen e affiancarlo in avanti. Il resto è venuto da solo. Oggi Soulé è un leader.
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