Da Castro a Balerdi e Mora: tre partite a settimana per dimostrarsi all'altezza
E ora parola al campo. Che nelle prime due giornate di campionato ha lasciato intravedere la forza della Roma. Spettacolare, arrembante, ingiocabile, sorretta da una condizione atletica a dir poco sorprendente considerando che siamo soltanto all'inizio della stagione, un orologio perfetto che ha spazzato via Fiorentina e Lecce ben al di là dei rispettivi 4-0. Adesso, però, inizia il difficile. Perché un conto è una partita a settimana, un'altra ogni tre giorni. E giocare l'Europa League non è la stessa cosa che disputare la Champions. Perché - scrive Daniele Aloisi su 'Il Messaggero' - avere quattro terzini di piede destro non è la stessa cosa che averne almeno due mancini.
Perché Mora è certamente un talento cristallino (il gol e l'assist di Lecce lo dimostrano) ma non è un esterno che gioca a sinistra di piede destro e già lunedì, Gasp ha fatto capire che se l'avversario non gioca con la linea a quattro, preferisce schierare Soulé. Castro ha certamente alzato il livello del vice Malen ma alla fi-ne, l'impressione che si ricava, è che tutto (o quasi) giri attorno a Dybala. Se Paulo sta bene, come nelle prime due uscite, è una Roma. Altrimenti si fanno altri discorsi. È la storia che lo dice. L'unico reparto che sembra apposto così è la difesa. Dietro al trio titolare Mancini-Ndicka-Hermoso scalpitano Ghilardi (ottima la prova di Lecce), Balerdi e Koulierakis. Il mercato finisce con Gasperini che avrà a disposizione 20 giocatori di movimento.
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