Cristante, Pellegrini e Mancini il riscatto della vecchia guardia (che però non basta)
Ebbene sì, adesso il traguardo è lì, lo si può toccare con mano. Basta una vittoria domenica a Verona e la Roma potrà tornare a viaggiare in Champions, tra le grandi, con le grandi. Ma grande, lei, ancora non lo è. E chiariamolo subito, questa rosa non basta, serve di più, manca qualità, spessore, ricambi di livello più alto. Gasp ha capito subito che questa rosa poteva essere sufficiente per competere con le concorrenti attuali e quelle messe in fila ad inizio stagione. A Roma - racconta Alessandro Angeloni su 'Il Messaggero' - c'era solo tanta stanchezza, una mal sopportazione di chi c'era e c'è ancora, ritenuto responsabile dei risultati modesti di questi anni, dimenticando chi non c'è più. L'obiettivo è stato puntato su chi c'è dal 2018, i vari Cristante, Mancini, Smalling, che via via si aggiungevano ai vari El Shaarawy, Zaniolo, Pellegrini, Kolarov, Dzeko. Quei tre ci sono ancora oggi e non hanno giocato da soli in questi anni, ma pure con illustri colleghi come Spinazzola e Dybala, come Lukaku e Pedro (proprio lui), come Mkhitaryan, Abraham e Matic, giusto per fare qualche nome che in teoria avrebbe dovuto alzare la qualità. Solo Mancini, ElSha, Cristante e Pellegrini oggi possono prendersi la rivincita. La stessa rivincita se la presero personaggi - sicuramente più forti dei calciatori attuali - come Candela, Cafu, Tommasi, Delvecchio, Aldair e Zago che, da tutti erano considerati a fine ciclo. Tanta gente non voleva più vedere quei calciatori, ritenuti responsabili anche del meteo. Ma cosa accadde? Capello, insieme con il presidente Sensi decisero di investire sui pezzi pesanti, non lasciando partire nessuno o quasi dei contestati. Arrivarono Batistuta, Emerson e Samuel. E la Roma vinse lo scudetto.
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