Cristante, il sottovalutato di successo: divide i tifosi, ma da dieci anni conquista tutti gli allenatori
Terminata la partita di Udine, sui social è entrato in tendenza un ragazzo dalla faccia normale, un po' l'orsetto Yoghi e un po' Winnie the Pooh, uno dalle giocate normali, dalle dichiarazioni non scintillanti. Insomma, non certo un «mai banale» come De Rossi, che però in passato lo aveva pure apprezzato ed elogiato pubblicamente in occasione del suo saluto, dopo essere stato scaricato dalla Roma come giocatore. Si chiama Bryan Cristante, che da queste parti fa una fatica enorme - scrive Alessandro Angeloni su 'Il Messaggero' - a farsi apprezzare fino in fondo. O meglio, lo si apprezza ma sempre con un "sì, però". Sì, però sarebbe meglio un altro; sì, però alla fine è un calciatore mediocre, non appassiona. Sì, però, sì, però, sì, però. Tutto vero, Cristante non è Lampard, nemmeno Gerrard, figuriamoci se possa somigliare lontanamente a gente come Casemiro o Kroos. Non è uno che accende la fantasia, non ha la giocata alla Koné, non ha l'eleganza di Matic, non è Nainggolan né Fabregas. È Cristante, al secolo, il maratoneta normalizzatore. Sì, diciamo almeno che Bryan merita il Pallone d'Oro dei poveri, di quei calciatori sempre in seconda fila (per gli altri) e in prima per gli allenatori che lavorano con lui. È quel mediano che cantava Ligabue: "Sempre lì, lì nel mezzo, finché ce n'ha sta lì". E non lo sposta nessuno, lui non ti tradisce. Da quasi un decennio è il maratoneta della Roma, titolare con ogni allenatore, da Fonseca a Gasperini, passando per il mitologico Mourinho, mica fesso nemmeno lo Special One.
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