Bryan, il soldato agli ordini di Mou
Monchi, chi? Qui a Roma, il ds spagnolo venuto da Siviglia, viene visto come un demone per aver portato in giallorosso, tanto per fa- re degli esempi, gente come Pastore, Moreno, Marcano, Gonalons, Nzonzi, Kluivert, Olsen, Santon, Bianda. Ma un'eredità preziosa, Ramòn, l'ha lasciata: Bryan Cristante (c'è anche Karsdorp). Che oggi Mou benedice e prima di lui, Fonseca e prima ancora Di Francesco. Era il 2018. Bryan - ricorda Alessandro Angeloni su 'Il Messaggero' - era un ragazzo riservato ieri e lo è anche oggi, anche se a volte gli finisce addosso la fascia di capitano e si fa notare di più. Nella Roma ha fatto un po' di tutto, dal trequartista alla mezz'ala, fino a ricoprire spesso e (poco) volentieri il ruolo di centrale di difesa. Mourinho in queste prime partite lo ha riproposto come mezz'ala e lui non ha battuto ciglio: lo fa, ottenendo il solito successo.
Cristante è un uomo squadra, perché dentro c'è sempre, un po' perché gli allenatori, e Mourinho ora in particolar modo, lo considerano centrale e un po' perché, mentre tutti intorno a lui si fermano (e quest'anno ce ne sono in abbondanza), lui alza la mano e dice presente. La Roma fin qui è scesa in campo sei volte, Cristante le ha giocate tutte per intero. Segnando un gol (e mezzo) contro l'Empoli. Cristante è uno di quelli che in estate non compare mai nei campetti dei presunti titolari, come accadeva anni fa con Tommasi. Nel primo anno di Mourinho, Bryan è sceso in campo cinquanta volte. Ha saltato solo. Il secondo anno, le gare sono diventate 53. Lo scorso anno ha aspettato la sosta mondiale per sottoporsi a un piccolo intervento allo scafoide. Anche in Nazionale, passano gli allenatori e lui è sempre lì, spesso come dodicesimo: Spalletti lo ha fatto giocare titolare alla sua prima, concedendogli solo sei minuti con l'Ucraina. "A Roma starò fino a quando lo vorranno", ci disse. Alzi la mano chi non lo vuole.
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