I quattro minuti di un idolo: Roma è già nel dopo-Totti
Quando la Roma vinse al Bernabeu nel 2008, il problema della vigilia era: c’è Totti ma non sta bene! Oggi vale 4 minuti per non servire a niente alla fine di una partita già persa. Ci sta che il n. 10 che Modric chiama «il mio idolo» e che Ronaldo definisce «impressionante!», si senta superfluo: «Intervistarmi? Ma che ce fai con me!».
Il suo “spleen”, dopo mesi silenti, nasconde la verità: per la prima volta la Roma non s’è dovuta aggrappare a Totti, al suo charme, ai suoi gol, alla sua grandezza, per riemergere dalle sabbie mobili. Il che vuol dire che siamo di fatto entrati nell’era del dopo-Totti. Lui è ancora lì, triste solitario y final, ma in realtà è già da rimpiangere, perché ha quasi 40 anni, perché è passato. Anzi è tanto passato, pochissimo presente e invisibile futuro. Forse il capitano sognava un tramonto da leggenda, di quelli col raggio verde prima della caduta del sole. Non sembra così purtroppo. In due mesi, senza Totti, la Roma è fluita dal ko ai rigori con lo Spezia agli applausi con il Madrid.
I 4 minuti contro il Real equivalgono, per qualche radio, «a un’offesa». In realtà era lui a rimandare più volte l’ingresso in campo, con la scusa di scaldarsi meglio per evitare ricadute, mentre Domenichini gli urlava: «Spicciati!».
(M.Pinci/E.Sisti)
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