Doppietta e rinnovo per Mancini, 90 minuti da eroe
Baciamano alla Roma, inchino alla curva Sud. quando vede biancoceleste. Il suo derby è la promessa di un matrimonio eterno: a Trigoria fino al 2030; manca solo la ratifica del contratto già confezionato. Lo si legge pure in quel sorriso strappato a Ryan Friedkin, vicepresidente che prima della partita s'è inventato uomo spogliatoio. Discorso motivazionale alla squadra dopo le richieste del tecnico Gasperini: "Ryan, fatti conoscere meglio dal gruppo". Detto fatto, scrive Niccolò Maurelli su La Repubblica, neanche avesse la bacchetta magica: "Non mi sarei mai aspettato di fare doppietta", confessa Gianluca mentre consola l'El Shaarawy. Parla con il cuore, scrive l'eroe dei due derby. E con la testa, suo marchio registrato che già il 6 aprile del 2024 aveva condannato la Lazio. Mancini senza confini: centrale, terzino, centravanti perché no? Il destino preso a testate, riscritto come vuole lui. E come pure aveva chiesto Gasperini: "I miei giocatori non sono mica la banda del sesto posto. Non chiamateli così, per favore. Mi dà fastidio", la preghiera dell'allenatore qualche settimana fa. Non ce ne sarà più bisogno, se la Roma - ora quarta e padrona del suo destino a una giornata dal termine - centrerà la qualificazione alla prossima Champions League. ora la testa è a posto, colpisce e al momento giusto: il contatore delle reti di Mancini segna cinque, tra Europa e campionato. Altro che difensore. Numeri pazzi, i suoi e quelli dei colleghi di reparto che indossano la maschera degli attaccanti: cinque stagionali anche per Ndicka; tre per Hermoso; uno per Ziolkowski. Senza contare quelli dei terzini, difensori solo in teoria: la cinquina di Wesley e i gol - uno a testa - di Celik e Rensch.
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