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C'è chi è stato convocato già da indagato e chi — la stragrande maggioranza — in veste di testimone per spiegare a chi indaga il meccanismo sui campi. Per costruire l’inchiesta sul calcio, la procura di Milano si è affidata ad arbitri ed ex fischietti di A e B. In 29 hanno sfilato nei mesi scorsi nei corridoi del Palazzo di giustizia milanese per essere ascoltati (o interrogati) dagli investigatori. E proprio tra di loro c’è chi ha svelato un sistema di "figli e figliastri"tra i direttori di gara orchestrato dall’ex designatore Gianluca Rocchi. Una fonte che per ore ha riempito verbali racconta a 'La Repubblica', con la garanzia dell'anonimato, di "designazioni a piacimento", di "epurazione delle figure che non si piegavano al metodo". E di come Rocchi "fosse in costante rapporto telefonico con i dirigenti delle squadre, pur non potendo da regolamento, per ingraziarsi i club. Per un tornaconto personale". O ancora il suo presentarsi "in sala Var anche quando non doveva, non era di turno lui".
Le testimonianze hanno fornito anche dettagli circostanziati di episodi sospetti. Ci sono le cinque partite nel mirino, già note, che hanno portato a indagare Rocchi stesso e il suo secondo, Andrea Gervasoni, oltre ai “varisti” Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo (e a Daniele Paterna per falso ai pm). Ma anche altri match. Come Inter-Roma di un anno fa: "Fatti i fatti tuoi" avrebbe risposto il Var al suo assistente che segnalava il fallo sul nerazzurro Bisseck, per il teste "su indicazione del supervisore Gervasoni". Audio Var non rinvenuto. Al momento nell’inchiesta gli indagati iscritti sono cinque. Tutti arbitri: nessun club, compresa l’Inter, è per ora coinvolto.
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