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Italia da rifare

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Prandelli ha due giorni di tempo per rimettere in sesto il gruppo dal punto di vista psicologico, tattico e fisico.

 La terza sconfitta ufficiale della sua gestione lunga 4 anni è la più difficile da assorbire, metabolizzare, accettare. E non solo perché le altre due erano maturate con la Spagna in finale all’Europeo e con il Brasile alla Confederations mentre quella di adesso con la modesta Costa Rica. Ma soprattutto perché all’Arena Pernambuco abbiamo azzerato tutto, cancellato la spinta propositiva frutto della vittoria contro l’Inghilterra e rimesso in discussione il futuro. Cesare Prandelli ha dormito poco e male nel buen retiro di Natal, dove l’Italia si è trasferita in attesa dell’esame verità con l’Uruguay: o dentro, o fuori. O rinascita, o fallimento. In 90 minuti, senza appelli. 


Ora non bisogna farsi prendere dal panico. Ma capire cosa non ha funzionato e porvi rimedio. Le note dolenti sono sotto gli occhi di tutti. La squadra si è sgonfiata sul più bello: senza gioco, senza anima, senza energie. I ticos all’equatore sono sembrati giganti. 
Prandelli è ripartito dall’analisi di quanto successo. Già venerdì notte, insieme ai suoi collaboratori, ha rivisto la partita. Una premessa: di sicuro la Costa Rica non è stata sottovalutata. Il tecnico aveva messo tutti in guardia, critica e giocatori, sin dal momento del sorteggio. Ma ciò che ha visto non se lo sarebbe immaginato neppure nel peggiore degli incubi. L’Italia non ha giocato da squadra: incapace sia di difendersi sia di attaccare. La difesa è un problema serio.

Da quando siamo in Brasile è stata sempre perforata: 5 gol in 3 partite, compresa l’amichevole di Volta Redonda contro il Fluminense. E nel 2014 soltanto una volta (su 6) ha chiuso senza subire gol (a Londra contro l’Irlanda). In attacco le cose non vanno meglio. Per 11 volte siamo stati colti in fuorigioco, record mondiale e, come ha sottolineato lo stesso allenatore, dal 51’ in avanti non abbiamo più tirato in porta. I dati hanno evidenziato l’anemia offensiva. Basti pensare che Pirlo, il migliore dei nostri, nel primo tempo contro la Costa Rica ha effettuato meno della metà dei passaggi fatti con l’Inghilterra: 33 contro 70. 


E poi il problema fisico. L’Italia si è spenta progressivamente e ha chiuso in debito d’ossigeno, come se tutto il lavoro di Coverciano fosse stato perduto. I dati, anche in questo caso, non sono incoraggianti: Candreva e Marchisio sono tra i più provati. Infine i cambi: sia i nuovi giocatori utilizzati all’inizio (Abate e Thiago Motta), sia quelli entrati nella ripresa (Cassano, Insigne e Cerci) hanno portato un contributo pari allo zero. 


Prandelli ha due giorni di tempo per rimettere in sesto il gruppo dal punto di vista psicologico, tattico e fisico. Soprattutto fisico. «Recuperare energie», la parola d’ordine. Ci conforta sapere che anche l’anno scorso alla Confederations la seconda partita (per combinazione a Recife) è stata la più difficile anche se l’abbiamo vinta con un rocambolesco 4-3 al Giappone. La speranza, dunque, è che possiamo rifiorire e ritrovare la brillantezza smarrita. In questi giorni la criosauna, la doccia gelata usata da Cristiano Ronaldo per smaltire la fatica, sarà una compagna indispensabile. Mentre Prandelli lavorerà sulla testa del gruppo. L’allenatore non ha gradito le critiche di Cerci e lancerà un ultimatum preciso: «Gioca chi ci crede». Il c.t. ha già in animo una vera e propria rivoluzione.

Il 4-1-4-1 senza l’infortunato De Rossi e dopo aver visto Thiago Motta va in soffitta e lascerà il posto alla difesa a tre. Sarà una nazionale diversa e più giovane. Esordiranno nel Mondiale De Sciglio e Bonucci, tornerà Verratti e in ballo c’è Immobile. Si pensa a un 3-5-2 che ruoterebbe sulla difesa della Juve: Barzagli, Bonucci e Chiellini. Darmian, riportato a destra e De Sciglio saranno gli esterni. Verratti giocherà accanto a Pirlo, mentre il terzo centrocampista sarà uno tra Marchisio (se avrà recuperato) e Parolo. Davanti Balotelli è in discussione ma sarà confermato, magari in coppia con Immobile, che sta bene e scalpita. In alternativa uno tra Cerci e Candreva e in quel caso il modulo diventerebbe 3-4-2-1. Oggi, dopo il primo allenamento tattico, anche i dettagli saranno più chiari. Una cosa però è sicura: l’atteggiamento non dovrà cambiare. Anche se nella sfida da dentro o fuori contro l’Uruguay abbiamo due risultati su tre a disposizione, Prandelli non cambierà strada: vietato giocare solo per non prenderle.