Forzaroma.info News Calcio Taylor, a un mese dal ritiro: "Quando perdi fiducia, in campo può sfuggirti tutto di mano"

Taylor, a un mese dal ritiro: "Quando perdi fiducia, in campo può sfuggirti tutto di mano"

Redazione
"La decisione di andare in pensione si basa sul fatto che il mio corpo e la mia mente hanno raggiunto il loro naturale equilibrio nel ruolo attuale", le sue parole

Taylor sarà per sempre ricordato a Roma. L'arbitro di quella finale di Budapest che ancora grida vendetta. Il fischietto inglese ha lasciato ferite aperte nei tifosi giallorossi e, a distanza di anni, quel sentimento non è cambiato. Un mese fa Taylor ha deciso di ritirarsi. Oggi è il nuovo capo degli arbitri in Turchia. Ma il passato resta. E anche le pressioni che hanno accompagnato una carriera ai massimi livelli. Nell'intervista rilasciata alla BBC, l'inglese è tornato proprio su questo. Senza girarci intorno. "Un immenso privilegio, ma la pressione è intensa e l'attenzione è costante". Lo aveva scritto nel comunicato con cui ha annunciato il ritiro. Quanto ha pesato tutto questo sulla sua decisione? "Ha fatto parte del quadro", ha ammesso Taylor. Poi la frase più forte: "Qualsiasi arbitro mentirebbe se dicesse che la pressione o l'attenzione mediatica non lo hanno infastidito, perché è una reazione umana naturale". Il peso del ruolo. La paura di sbagliare. I tifosi, gli allenatori, i media, i colleghi.

Tutto si accumula. "Tutte queste cose alimentano i dubbi su se stessi, la mancanza di fiducia. Poi la situazione può sfuggire di mano e si perde la capacità di avere fiducia in ciò che si sta facendo in campo". Taylor parla anche della resilienza, quella che per anni gli ha permesso di andare avanti nonostante la pressione. Ma anche quella, prima o poi, presenta il conto. "Tutti, prima o poi, si troveranno a dover affrontare un ambiente del genere per un lungo periodo, con conseguente calo dei livelli di energia". E quando l'energia cala, scendono anche motivazione e fiducia. "Devo riprovarci, assicurarmi di non commettere errori, voglio ancora partecipare a questo torneo o disputare questa partita". È il pensiero che torna, partita dopo partita. Una sensazione che Taylor definisce "molto reale". Poi la chiusura. Quella che mette un punto alla sua carriera in campo: "La decisione di andare in pensione si basa esclusivamente sul fatto che il mio corpo e la mia mente hanno raggiunto il loro naturale equilibrio nel ruolo attuale e sono pronti per intraprendere un nuovo percorso". A Roma, però, il suo percorso resta legato a Budapest. E quella finale, ancora oggi, non è stata dimenticata.