Juventus Women, Aluko: "Torino arretrata, lascio l'Italia. Qui trattata come Pablo Escobar"
Eni Aluko lascia l'Italia per colpa del razzismo. La giocatrice della Juventus ha preso una decisione difficile, ovvero andare via dai bianconeri a causa dei continui episodi di razzismo che le hanno reso complicata la permanenza. "La prossima sarà la mia ultima partita per la Juventus, chiuderò un anno e mezzo di grandi successi e tanti insegnamenti. Sul campo abbiamo conquistato molte vittorie, ma fuori dal campo è giusto dire che le cose sono state un po' diverse - ha scritto Aluko sulle colonne del 'The Guardian'. L'attaccante classe '87 di origini nigeriane e naturalizzata inglese continua: "Sono molto orgogliosa dei traguardi che ho raggiunto, come i trofei e il titolo di capocannoniere. Quando sono arrivata non sapevo se mi sarei adattata al gioco o alla cultura di Torino. Ho provato a integrarmi in un gruppo di italiane e non ho mai pensato che fosse semplice. In questa stagione ho cambiato posizione in campo e non è stato sempre facile stare al io massimo, ma è stata un'altra esperienza. E non dimenticherò mai tutte le persone che mi sono state vicino quando ho avuto quell'incidente stradale".
L'ex Chelsea spiega: "Lasciare dopo 18 mesi non è una decisione semplice, ma la mia testa deve essere focalizzata sui prossimi anni di carriera piuttosto che sui prossimi mesi. Ma soprattutto gli ultimi 6 mesi fuori dal campo sono stati difficilissimi. Quando sono arrivata avrei voluto scoprire altre città, viaggiare e cogliere opportunità nei giorni liberi. Sono molto curiosa e mi piace andare in giro, ma a Torino non c'è la varietà che speravo di trovare. E spesso sembra una città rimasta una ventina di anni indietro per quanto riguarda l'apertura generale a persone diverse. Mi sono stufata di entrare nei negozi e sentirmi come se il proprietario si aspetti che io rubi qualcosa. Troppe volte si arriva all'aeroporto di Torino e con i cani vieni trattata come Pablo Escobar. Non ho mai avuto esperienza di razzismo dai tifosi della Juventus o dalle altre giocatrici. Ma in Italia e nel calcio italiano c'è un problema e la risposta a questo mi preoccupa molto, dai presidenti ai tifosi nel calcio maschile che sembrano vederla come una parte della cultura del tifo".
Eni Aluko, dunque, ha preso una decisione drastica: "Se un club vuole continuare ad attrarre i talenti verso l'Italia c'è bisogno di far sentire tutti a casa e come parte integrante del progetto a lungo termine. Anche se la squadra gioca bene, se le cose non vanno bene fuori dal campo sarà solo una questione di tempo prima che un giocatore voglia tornare a casa. La mia ultima partita sarà contro la Fiorentina, la seconda dello scorso anno. E' una grande partita, un match chiave nella corsa al titolo. Non vedo l'ora di salutare i tifosi della Juventus che mi hanno sempre mostrato rispetto e supporto. Domenica tornerò a casa (a Londra, ndc). Ho avuto alti e bassi e proprio nei giorni brutti impari e ti plasmi. Quando i nostri giocatori tornano in Inghilterra sono giudicati per quello che hanno conquistato in campo mentre erano all'estero. Ma credo che giocatori come Toni Duggan, Jadon Sancho e Chris Smalling saranno d'accordo che adattarsi a culture fuori dalla propria comfort zone è un successo significativo che ti migliora molto".
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