Un derby mai visto. Gol, 4 pali e 2 traverse. La Lazio è superiore ma la Roma non cede
Una Lazio da Champions, una sfida da Premier, una Roma che alla fine si prende un punto che vale il triplo. Un derby mai visto e il fatto che fosse alla seconda giornata naturalmente non c’entra niente. Quello che colpisce è tutto il resto, la combinazione di spettacolo, emozioni, quattro pali, due traverse, gioco offensivo, velocità e ribaltamenti tattici e filosofici. Un lungo romanzo in 90’ che il rigore di Kolarov e il pari di Luis Alberto – soltanto due gol, un peccato mortale – faticano a spiegare. Poteva essere una goleada, scrive La Gazzetta dello Sport. È stata la conferma di un’impressione: non sarà una stagione banale.
Tutti ad aspettarsi una Roma alla Fonseca, all’attacco, pressing alto, un po’ sbilanciata e a rischio contropiede, l’identikit di inizio stagione, e dall’altra parte una Lazio maestra nel chiudersi e ripartire in velocità. Tutto il contrario. La Roma tenta di fare la Lazio, senza avere però le caratteristiche, ed è la Lazio che fa la Roma, non lascia uscire i giallorossi, li accerchia, li soffoca, li obbliga a subire oltre venti tiri su Pau Lopez o dalle sue parti. Eppure è la Roma che va in vantaggio. Dzeko crossa e Milinkovic allarga il braccio in area: non c’entrano le nuove regole, è rigore e Kolarov non sbaglia. Una delle tre occasioni pericolose. Le altre due sono firmate da Zaniolo che prende palla e tira da fuori come se fosse la cosa più facile del mondo. Sul fronte falli inutili ancora non ci siamo, ma la Roma sopravvive grazie a lui e a Lopez.
Simone Inzaghi ha studiato bene e predisposto un sistema che sembra un 3-3-2-2. Se Zaniolo rimpiange i due pali, la Lazio fa una conta surreale: due pali (Leiva e Correa) e due traverse (Immobile e Parolo). Correa sbaglia ma è irresistibile, Immobile idem, Pau Lopez para tutto, ma l’1-1 arriva soltanto su palla persa da Kolarov.
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