Tommasi: "La Champions fa paura, devi essere strutturato. Bati era diverso da Malen"
Domenica scorsa c’era anche lui allo stadio, con il cuore diviso a metà, un po’ Verona e un po’ Roma. Non poteva essere altrimenti perché Damiano Tommasi oltre a essere ex di entrambe le squadre dal 2022 è anche il sindaco della città veneta. La Roma torna in Champions dopo 7 anni e Tommasi ne ha parlato in un'intervista a 'La Gazzetta dello Sport'.
Lei che ha giocato quella coppa, cosa può dare in più? "È un torneo che fa paura, gli impegni sono oversize, necessita di un progetto sportivo solido. La Champions preoccupa perché c’è un intreccio di partite edi impegni quasi insostenibile. A meno che uno non riesca ad avere una rosa ampia e qualificata. Oggi la Champions è un altro mini campionato, 8 partite e 8 settimane dove di fatto non ci si allena. Chi non è strutturato deve affrontarla con le pinze prima che con ambizione, anche perché la Serie A non perdona".
Gasp negli ultimi tempi ha chiesto spesso una maggiore presenza dei Friedkin. Per lei che a Roma aveva un presidente-padrone come Franco Sensi quanto conta davvero la presenza della proprietà? "Rispetto a quei tempi è cambiato il mondo, ora c’è un altro modello gestionale, i club sono asset di aziende, di holding internazionali. Se Gasp ha chiesto così ci sarà un motivo, ma so che a Roma quella dei Friedkin è una presenza considerata".
Punterebbe ancora su Dybala? "Se sta bene, Dybala è Dybala, su questo non ci sono dubbi. Il problema è capire però se può stare sempre bene. Ma ha dimostrato di tenerci, mi sembra che si vada verso il rinnovo. Con la Champions la rosa deve avere numeri e una lunghezza diversa, gente di qualità e che abbia il mood giusto. E Dybala ce l’ha, esattamente come El Shaarawy e Pellegrini. Prima di rinunciare a giocatori così c'è da pensarci su".
Qualcuno paragona Malen a Batistuta, non come giocatore ma per l’impatto che ha avuto sulla squadra. Lei che l’argentino l’ha vissuto è d'accordo? "Malen ha colto un'occasione di carriera unica, è stato molto bravo. Il gol di Verona, dopo aver sbagliato un rigore pesantissimo, la dice lunga sulla sua fame, che hanno pochi attaccanti al mondo. Quello spirito ce l'aveva pure Batistuta, ma il suo effetto è stato diverso: Gabriel in quel momento era uno dei migliori del mondo e non doveva riscattarsi. E ci ha regalato il Sogno".
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