Forzaroma.info Rassegna Stampa La Gazzetta dello Sport "La bellezza non ha prezzo", tutte le verità di Zeman
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"La bellezza non ha prezzo", tutte le verità di Zeman

Redazione
Le parole del tecnico: "Io a Roma ho la doppia cittadinanza, anche se ho sempre creduto di poter allenare i giallorossi. Nella seconda volta a Trigoria pensavo di poter far meglio, ma c’è stata interferenza in alcune scelte"

"La bellezza non merita mai di essere barattata, perché ci fa sentire forti e vivere a testa alta". Già, la bellezza, un sentimento talmente puro che è diventato il denominatore comune di tutta la vita di Zdenek Zeman, scrive Andrea Pugliese su La Gazzetta dello Sport. «La bellezza non ha prezzo» è stata presentata ieri a Roma, edita da Rizzoli e scritta dal vicedirettore della Gazzetta dello Sport Andrea Di Caro. Un libro entusiasmante, profondo e intenso, in cui il tecnico boemo si racconta senza veli. Come sempre, del resto, cosa che ha anche pagato profondamente. L’affetto e l’amore che ha però lasciato nella gente lo si è visto anche ieri, con una sala della Libraccio (la libreria dove si è svolto l’evento) piena di amici, colleghi o anche semplici amanti del calcio. E il parterre era quello d’eccezione, con Di Biagio, Di Francesco, Favalli, Orsi, Rambaudi, Marchegiani, Faccini e il professor Donati tutti lì, per amore del boemo.

«A volte per difendere la bellezza serve coraggio e io credo di averlo avuto», ha detto all’inizio Zeman. Che poi si è emozionato quando ha visto arrivare anche Mihajlovic, una dolce sorpresa. "Zeman non ha vinto trofei, ma è come se ne avesse vinti più degli altri. In Serie A prima di lui si giocava per non perdere, dopo di lui si è giocato sempre per vincere", le parole di Sinisa. Nei 12 capitoli del libro c’è ovviamente tutta la sua vita: dall’infanzia nell’ex Cecoslovacchia allo sbarco in Sicilia, per passare poi da Zemanlandia, le avventure con Lazio e Roma, la guerra al doping e le altre mille avventure della sua carriera. "Io a Roma ho la doppia cittadinanza, anche se ho sempre creduto di poter allenare i giallorossi. Nella seconda volta a Trigoria pensavo di poter far meglio, ma c’è stata interferenza in alcune scelte, sembrava non ci fosse bisogno di un allenatore. Non era per me".