Da gennaio (almeno) Sarri sembrava essere il primo candidato alla panchina della Roma come successore di Paulo Fonseca, anche se, a onor del vero, il g.m. Tiago Pinto nel contempo aveva studiato pure i profili di tecnici come Conceiçao (Porto) e Amorim (Sporting Lisbona), scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport. La conoscenza della Serie A, però, è un requisito a cui i Friedkin non hanno mai voluto rinunciare ed è per questo che quando Sarri ha fatto sapere tramite il suo agente Ramadani che la rosa romanista era di suo gradimento, la sua candidatura è lievitata. La dimostrazione è che per venerdì, cioè il giorno dopo il match di ritorno della Roma contro il Manchester United, era in agenda un incontro tra Pinto e lo stesso Ramadani. La disponibilità di Mourinho a trattare, però, ha sorpreso tutti, anche gli stessi dirigenti giallorossi, che nel giro di una settimana, sottotraccia, hanno portato avanti i contatti con Mendes, manager del portoghese, senza chiudere la porta ad altri candidati. Un dato di fatto: i Friedkin hanno incontrato Mourinho a Londra prima dell’andata della semifinale contro lo United, con Fonseca ancora in corsa per vincere il trofeo più importante della storia recente del club. Come dire, davanti al sì di Mourinho non avrebbe potuto resistere nessun altro candidato, neppure Sarri. Tra l’altro, da tempo a Trigoria si vociferava che le piste italiane fossero meno gradite alla proprietà, che però sarebbe stata disposta a lasciarsi sedurre dall’ex tecnico del Napoli, se l’onda dello
La Gazzetta dello Sport
Dal sì alla rosa al summit saltato: così Sarri ha perso allo sprint
non avesse travolto ogni tipo di concorrenza.
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