Attacco all’attacco. Di Francesco vede la Roma di Lucho
Dall’Argentina di Perotti al mare di Dubai di Dzeko, passando per il freddo di Milano, dove sta El Shaarawy, il clima più o meno mite di Trigoria, dove si allena Defrel, arrivando fino alla Turchia di Under e alla Repubblica Ceca di Schick. L’attacco della Roma fa il giro del mondo e abbraccia tre continenti, ma di mondiale, ultimamente, ha ben poco.La Roma ha l’ottavo attacco della Serie A e nell’era americana soltanto con Luis Enrique aveva fatto peggio, fermandosi a questo punto a 29 reti. La magnifica, quella sì, stagione di Dzeko lo scorso anno aveva portato il bosniaco ad essere in doppia cifra dopo 19 turni, con 13 reti, e, sempre dall’anno 2011-2012, solo una volta, con la coppia Osvaldo-Lamela nel periodo di Zeman, a una punta della Roma era riuscita la stessa cosa.
Adesso l’eccezione è tornata a confermare la regola: Dzeko è a quota 9, El Shaarawy a 4 e Perotti a 3, nessuno ha raggiunto o superato quota 10 in campionato. Di Francesco ha bisogno dei suoi gol, non solo dell’apporto al gioco, che pure non manca mai.
La mancanza di uno come Salah è diventato un macigno enorme su Trigoria. Ora la Roma è costretta a guardare avanti e oltre l’orizzonte vede la sagoma di Schick. Fisicamente è in perfette condizioni ma l’altro cuore, quello delle emozioni, fatica invece ancora un po’, perché finora di lui si ricordano solo i lunghi stop, il gol inutile al Torino in Coppa Italia e l’errore davanti a Szczesny.
A Genova, la scorsa stagione di questi tempi, aveva già segnato 6 volte, tra campionato e coppa. Adesso è a quota uno, Defrel e Under a zero. Una magra consolazione, un po’ come le vacanze di questa settimana.
(C. Zucchelli)
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