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Roma, solo un pareggio sotto il diluvio di Verona

Redazione

(corrieredellosport.it) Il primo maggio veronese riassume perfettamente la stagione della Roma: grigia e tempestosa, sempre sospesa tra i buoni e i cattivi, senza slanci o spirito di iniziativa.

Certo, sotto una pioggia infinita era impossibile mettere in pratica il calcio rasoterra che piace a Luis Enrique (non a caso molto critico sulla regolarità della partita). Ma il discorso del campo pesante regge fino a un certo punto perché anche il Chievo, che è andato più vicino della Roma alla vittoria, è una squadra che punta sulla corsa, sul ritmo e sulla velocità ed è stato penalizzato dalle pozzanghere. In alcune situazioni di contropiede, la palla non camminava e ha permesso a difensori fisici come Kjaer (bravo stavolta, fino all’infortunio) di rimediare ai soliti squilibri tattici della squadra, impedendo a Pellissier e compagnia di inquadrare la porta. Quindi ok, partita per certi versi ingiudicabile, ma meglio il Chievo della Roma.

UMORI - Alla fine è Verona a festeggiare, perché con questo pareggio la salvezza è sicura: il fischio di Banti che ha certificato lo 0-0 è stato accolto con un boato dallo stadio Bentegodi. Complimenti a Di Carlo, allenatore sempre più solido. La Roma invece è quasi fuori dall’Europa, anche quella di serie B. Per recuperare almeno una posizione, le serviranno una serie di combinazioni molto difficili nelle ultime due giornate di campionato. La parola fallimento è brutta ma rende l’idea. «Qual è il problema? Non vinciamo mai» ha detto De Rossi subito dopo la partita, rivelando il malessere dei giocatori che si impegnano ma non producono. Ormai il campionato, con tutti i suoi obiettivi, è finito; ma la società dovrà intervenire sulla qualità e sulla personalità della squadra, a prescindere dal futuro di Luis Enrique che non ha deciso cosa fare della propria vita.

IL GIOCO - Il Chievo era abbastanza sazio ma non ha regalato un metro. Concentrato, lucido, perfino coraggioso. E dall’altra parte non c’è stata la necessaria aggressività. Luis Enrique ha rinunciato a Pjanic, in calo di rendimento, e ha confermato Gago con De Rossi a centrocampo. Kjaer, che non stava bene, si è piazzato in mezzo alla difesa con Heinze A complicare i piani è capitato l’infortunio di Lobont nel riscaldamento. Al suo posto, ha giocato Curci. Ma non è stato un grave handicap perché proprio Curci, uscendo sui piedi di Hetemaj (40'), ha evitato che la Roma arrivasse all’intervallo in svantaggio. E’ stata l’unica occasione del primo tempo. E l’ha avuta il Chievo, che riusciva sporadicamente a schivare il pantano attraverso le palle “scodellate” di Cruzado (ispiratissimo) e Bradley, americano contro gli americani. Alla Roma invece, se si esclude un’iniziativa di Bojan, non riusciva quasi nulla in attacco.

LA RIPRESA - Ed era paradossale che fosse proprio Bojan, piccolo e agile, a creare qualcosa, tanto è vero che durante la pausa Luis Enrique lo ha sostituito con il giovane Tallo, che Sabatini ha preso proprio in prestito dal Chievo, per aggiungere fisicità a un attacco innocuo. In effetti Tallo ha avuto un buon approccio, si è fatto rispettare, mettendo in difficoltà i difensori avversari. Borini, un altro molto lontano dagli standard di rendimento di inizio 2012, ha avuto più spazio ed è andato al tiro (sbagliandolo di grosso) una volta. Ma alla lunga anche il ragazzino ivoriano è stato risucchiato dal pantano. E la Roma, che ha finito con De Rossi centrale e Perrotta al posto dell’infortunato Kjaer, è andata in difficoltà. Curci ha respinto una botta di Bradley (24') che schizzava dappertutto, mentre un destro a girare di Hetemaj è uscito di un niente. Sull’altro fronte, su un lancio lungo, Perrotta sfiorava il palo con un colpo di testa dal limite dell’area. Ma è stato appunto un sussulto all’interno del nulla. Che nemmeno Pellissier, con la palla buona al 90' davanti a Curci, ha saputo scuotere. Zero a zero e serve solo al Chievo. E Luis Enrique è uscito fra gli insulti dei 500 tifosi romanisti presenti.