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Rassegna Stampa Odierna AS Roma

Un nuovo Borriello per la Roma di Luìs

Redazione

(Gazzetta dello Sport - A. Catapano) - Pigro a chi? A Totti? Claudio Ranieri tira il sasso e nasconde la mano. Prima dice a La Gazzetta del Sud: «Gli attuali dirigenti lo hanno definito pigro, è un giudizio che condivido. A volte non si allenava con i dovuti ritmi da lunedì a sabato, per questo lo mandavo in panchina».

Poi si rimangia tutto: «Risposta riportata in modo errato, volevo dire esattamente il contrario». Il classico misunderstanding del giornalista o un improvviso cuore di pezza? Chi tocca Totti muore, Ranieri dovrebbe saperlo.  Detto questo, se Totti — mai visto così tonico come da un anno a questa parte — è pigro, come vanno considerati molti dei suoi compagni? Scansafatiche? Piuttosto, bisognerebbe indagare sull'intensità degli allenamenti romanisti nelle gestioni Ranieri e Montella: non doveva essere particolarmente alta se oggi, dopo un mesetto di cura Luis Enrique, i giocatori hanno la lingua di fuori. Non sono pigri, è che stanno facendo una fatica del diavolo. Ci sono già i primi caduti: Juan non ha ancora fatto un allenamento completo, Greco si è stirato e starà fuori due-tre settimane, Bojan ha rimediato una piccola distorsione alla caviglia destra. Primi segnali di cedimento che hanno suggerito a Luìs Enrique di annullare un paio di sedute pomeridiane.

Borriello no, lui non cede di un millimetro, è un carrarmato. Un anno fa, preso per i capelli l'ultimo giorno di mercato, si presentò con la preparazione del Milan nelle gambe e ci campò di rendita sei mesi, segnando a ripetizione. Poi, l'effetto svanì, complice l'avvicendamento tra Ranieri e Montella, con cui Borriello praticamente smise di giocare, perdendo pure il posto in Nazionale. Oggi, ha ritrovato pane per i suoi denti: con il «trabajo y sudor» del sergente Enrique Borriello si sposa bene. Gli sta largo l'abito, però: troppo esterno nel bozzolo di 4-3-3 visto fin qui. Si applica, ma fa una fatica. E, si sussurra a Trigoria, comincia a mugugnare. Anche se lui giura il contrario: di essere entusiasta del nuovo allenatore, di stimarlo anche umanamente. E di essere disposto pure a snaturarsi un po' pur di far parte del progetto. Almeno fino alla prossima telefonata di Leonardo da Parigi, sempre che arrivi. O all'acquisto di Nilmar o Hernandez, sempre che la Roma trovi i soldi.