(Gazzetta dello Sport - A.Pugliese) «Luis Enrique sa che mettersi contro l'ottavo re di Roma può costargli il posto, ma ritiene che la squadra non dipenda da un calciatore, soprattutto se ha 35 anni e molti infortuni alle spalle». Sarà che siamo in Spagna e l'eco delle polemiche romane con la multimedialità vola ovunque, ma ieri anche El Mundo Deportivo ha dato ampio spazio alla querelle-Totti.
Un mangiallenatori? Totti assolto fra feeling e frecciate
MANGIALLENATORI O NO? Bel dilemma, almeno a dar seguito alle parole di venerdì del diesse giallorosso Walter Sabatini. A conti fatti, però, con i 15 tecnici con cui ha dovuto condividere la sua carriera, Totti ha avuto problemi solo con 4-5 di loro. Ma non è arrivato mai a mangiarsi nessuno, anzi... Diverso L'amore, ovviamente, parte da lontano, da chi ha lanciato e valorizzato Francesco. A lanciarlo fu Boskov, quando il 28 marzo 1993 lo mandò in campo a Brescia al posto di Ruggiero Rizzitelli. «Totti è diverso dagli altri giocatori, così come lo è stato Baggio e come lo è Del Piero — dice lo stesso Rizzitelli — Se Francesco sbaglia si deve intervenire, ma non per partito preso. Cosa ha detto finora? È il capitano, normale che non volesse uscire, stava giocando bene. Ma non ha detto niente di male. Quando le cose vanno male, lo si tira sempre in ballo». Già, ed a pensarla così è anche Carletto Mazzone, il primo vero papà di Totti-giocatore: «Io non ho cicatrici nel mio rapporto con Francesco, mai avuto problemi con lui. Ma un dirigente deve parlare in separata sede dei problemi, non davanti a stampa e tv».
DIVERGENZE Eppure, qualcuno che aveva messo in discussione Totti fin dall'inizio c'è stato e si chiama Carlos Bianchi. Appena arrivato a Roma, l'argentino disse di Francesco: «È un giocatore normale, è come Pandolfi». Con una piccola differenza, i gol nei rispettivi campionati: 22 per Pandolfi, 207 per Totti. E non è un caso che una volta mandato via Bianchi, Nils Liedholm (che prese la squadra con Sella) si affrettò a chiarire: «La gente pagherà il biglietto per vedere giocare Totti».
Succederà a lungo, sopratutto nell'era Zeman e nel periodo d'oro di Fabio Capello. Il rapporto tra i due nacque sotto una luce buona («Francesco è il nuovo Rivera», disse Don Fabio appena sbarcato nella Capitale), si concluse in modo burrascoso, quando Capello lasciò Roma in modo clandestino. Totti gli rimproverò un atteggiamento non esemplare nello spogliatoio, Capello replicò ricordandogli la «bravata» di Napoli, con lo scudetto in palio.
ATTUALITA' Negli ultimi anni, invece, qualche screzio con Spalletti e Ranieri c'è stato. Ma tra il dare e l'avere, i due allenatori ci hanno più guadagnato che perso. «Totti deve migliorarsi, ha un paio di difetti: deve allenarsi di più e tenere i nervi saldi», disse Spalletti. A cui Ranieri aggiunse: «È un giocatore atipico. Può risolverti la partita in ogni momento, ma deve cambiare il suo modo di giocare: tutti sanno che va incontro al pallone, anche i sassi». Ora ci risiamo. «Ma non può e non deve esistere un caso Totti, lui, Luis Enrique e i dirigenti devono incontrarsi e chiarirsi — chiude Giuseppe Giannini — Totti è intelligente e lo ha sempre dimostrato. Viene dalla gavetta, sa cosa vuol dire conquistarsi il posto e non pensa lo voglia di diritto». Quindi, mangiapalloni o no? «Scherziamo? Lui è la Roma», chiude Marco Delvecchio.
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