Forzaroma.info Rassegna Stampa Roma Rassegna Stampa Odierna AS Roma Rocca:«Lavoro e meritocrazia Formare i giocatori farà risparmiare le società»
Rassegna Stampa Odierna AS Roma

Rocca:«Lavoro e meritocrazia Formare i giocatori farà risparmiare le società»

Redazione

(Corriere dello Sport) Del rilancio di vivai si parla da tempo, credo sia il momento di entrare nella logica del mondo contemporaneo: siamo in crisi e in un periodo di crisi economica bisogna affidarsi sempre di più ai giovani, perché costa meno formare un talento in casa invece che andarlo a comprare fuori.

Certo, bisogna saperli allenare i giovani calciatori. Due scultori con lo stesso blocco di marmo possono realizzare due cose diverse: uno fa la Pietà di Michelangelo, l’altro una cosa che fa solo pietà... Io considero il ragazzo nella sua formazione completa, che è sviluppata in funzione del risultato finale, non del momento. Non conta quanti campionati giovanili un club vince, conta quanti giocatori porta in prima squadra. Ma per arrivare a questo risultato occorre metodo.
L’Italia è uno dei Paesi più ricchi di talenti, perché i nostri ragazzi hanno caratteristiche straordinarie, fisiche, tecniche e tattiche. Al contrario, i sudamericani hanno problemi caratteriali, quelli dell’Europa del nord problemi di ambientamento. Con un italiano si può lavorare invece su tutto.
E’ il maestro che forma gli allievi: conta l’esempio, sotto l’aspetto fisico, tecnico, tattico e morale. Serve un sistema di regole complessivo per la crescita dei ragazzi. E ovviamente bisogna rivedere gli standard, alzare l’asticella: se devo formare ragazzi destinati alla prima squadra, in Primavera devo lavorare con parametri da prima squadra. All’estero lo fanno e non sono scienziati. E all’Italia non mancano i talenti. Si tenta di imitare il modello del Barcellona: sono dei fenomeni nel palleggio, ma corrono anche tanto e portano un primo pressing altissimo. Bisognerebbe inculcare ai nostri ragazzi quella mentalità.
L’età giusta per passare in prima squadra non è uguale per tutti. Io ho esordito a 18 anni perché ero pronto, non per tutti è così. C’è il rischio che un ragazzo a 16 anni possa andare in un’altra squadra se non messo sotto contratto, è vero. Forse perché nessuno si prende la responsabilità di bloccarlo, di metterlo sotto contratto. Per me a 16 anni si capisce se un ragazzo ha le potenzialità da prima squadra e se è il caso di bloccarlo.
Investire nei vivai, però, non significa solo mettere sotto contratto i ragazzi. Vuol dire investire negli staff tecnici, premiare la professionalità. Ovviamente non bisogna illudere i ragazzi, c’è questa ossessione della carriera che colpisce loro e le famiglie. Se inizi a trattare un ragazzo come il re della squadra, è la fine. Invece bisogna fare selezione, lavorare sulla qualità.
Oggi sono un osservatore della Nazionale, ma da tecnico delle selezioni giovanili rivendico i risultati ottenuti: un Europeo Under 19 con Berrettini, un secondo posto con me, la finale dei Giochi del Mediterraneo, l’aver eliminato la Spagna al mondiale Under 20. Vuol dire che il settore giovanile è prolifico, sebbene le società non abbiamo sempre dato una mano alle nazionali. Con Sacchi sembra esserci più collaborazione da parte dei club, è un bel segno. Ai nuovi ct auguro di migliorare i nostri risultati.
L’incentivo a rilanciare i vivai è economico: formare un giocatore costa meno che comprarlo. Il segreto per crescere giovani talenti è questo: lavorare sodo sul campo e applicare la meritocrazia.

 

Francesco Rocca, ex ct dell’Under 20, è osservatore per la Nazionale A