(Il Romanista - M. Macedonio) - «Pep Guardiola? Sì, l’ho sentito al termine della partita vinta contro il Manchester. L’ho chiamato per fargli i complimenti. Ed è stato un piacere parlare sia con lui che con Roberto Baggio, che era lì accanto. So’ stati carucci, tutt’e due».
Mazzone: "Ha studiato da Guardiola"
Parla non nascondendo una punta d’orgoglio, Carletto Mazzone, per il quale certe manifestazioni d’affetto sono il segno del legame che ha saputo stabilire e mantenere con tanti suoi ex giocatori. E Baggio e Guardiola, che di quel suo Brescia furono i punti di riferimento in campo, sono anche tra quelli che più di altri gli sono rimasti affezionati. «Poche parole al telefono, quelle scambiate con Pep – continua il tecnico. – Come era già accaduto quando vinse qui a Roma due anni fa. Perché lui sa che, da lontano, io faccio il tifo per lui. Se gli ho chiesto di Luis Enrique? No, in quei casi non c’è il tempo, né mi sembrava l’occasione più opportuna. Ma un’idea su quello che, da ciò che sento, sarà il nuovo tecnico della Roma, me la sono fatta. Ed è quella di un allenatore che, partendo da basi solide e avendo lavorato molto con Guardiola, ritengo che abbia anche imparato molto, seguendone l’esempio. Del resto, stiamo andando sempre più verso un gioco “palla a terra”. Come dicevo anch’io: “palla a noi, si gioca noi”, almeno quando avevo a disposizione la qualità tecnica per fare un calcio di questo tipo». Per molti, gli diciamo, la scelta di Luis Enrique sembra essere a metà tra la scommessa e l’azzardo. Per altri, di contro,può invece rappresentare un momento di svolta, soprattutto se il tecnico riuscirà a trasferire qui, oltre al gioco, anche una diversa mentalità. Con lui, quest’anno, gli ricordiamo, il Barcellona B ha fatto bene, segnando più di tutte. Anche se, di gol, ne ha incassati un discreto numero.
«Ci può stare – risponde l’ex mister giallorosso. - L’importante è farne sempre uno più degli altri. Anche se è meglio, intanto, cominciare a non prenderli… Perché Roma – continua – non è una passeggiata. Le pressioni sono forti e tutti noi sappiamo benissimo cosa si verifica in questa città quando le cose non vanno bene. Senza contare che, in questo momento, i tifosi si aspettano qualcosa di importante. Difficoltà di tipo ambientale, quindi, quelle che incontrerà Luis Enrique, ma non solo. C’è anche una società nuova. E un tecnico, per lavorare bene, deve augurarsi che questa sia forte e sappia tutelarlo, facendo sentire la propria presenza alle spalle. E, soprattutto, sia in grado di fare investimenti sul piano tecnico. Anche se credo che loro, i nuovi proprietari, abbiano il denaro sufficiente per farne. Sto seguendo con molta attenzione questo passaggio societario, ma al momento dico ancora “aspettiamo di vedere cosa succede” per giudicare. Sono comunque fiducioso e ottimista. E mi auguro che la Roma torni a certi livelli, anche se ho dei ricordi bellissimi con la famiglia Sensi, che ringrazierò sempre per tutto quello che hanno rappresentato per me. L’augurio che faccio a Luis Enrique? Gli do intanto il benvenuto e gli mando il mio “in bocca al lupo”. E sempre forza Roma!».
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