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Lega, c’è l’intesa «Ma fino al 2012»

Redazione

(Corriere dello Sport - A.Maglie) - Il menù lo hanno preparato mer­coledì sera: firma con vigenza ridotta.

Ieri, intorno all'ora di pranzo, lo hanno comunica­to all'Aic acquartierata con il suo vertice nel­la sede vicentina ( il presidente Damiano Tommasi, il consigliere federale, Calcagno, il segretario Grazioli) e ai vertici federali ( il presi­dente federale, Giancarlo Abete, era impegnato, in­sieme al direttore genera­le, Antonello Valentini, a Ravenna nei rituali di ac­coglienza riservati al pre­sidente della Fifa, Sepp Blatter). «Proposta ragio­nevole » , ha spiegato il presidente della Lega, Maurizio Beretta. Accanto a lui ruggiva Aurelio De Lauren­tiis, presidente del Napoli: «A questo punto, se ci saranno altri scioperi, la responsabili­tà sarà soltanto di Tommasi » . Lui, De Lau­rentiis, di questa proposta che potrebbe sbloccare la vertenza sull'accordo collettivo (si trascina ormai da tredici mesi) è sostan­zialmente il «padre naturale». Aveva lancia­to l'idea giovedì scorso; Tommasi l'aveva rac­colta in un estremo tentativo di mediazione venerdì mattina. E' rinata mercoledì notte, tra un risotto e una spigola. «Purgata» della « pregiudiziale » che la settimana scorsa ha fatto naufragare tutti i tentativi di intesa: l'articolo 4, l'impegno dei calciatori a pagare il contributo di solidarietà anche in presen­za di ingaggi concordati al netto. Lo ha det­to con chiarezza Beretta: «Avevamo sul tavo­lo un problema dal grande impatto che pote­va costare ai club 50, 60 milioni di euro» .

CERINO - Ma al di là delle pregiudiziali, era apparso chiaro, per come la vicenda si era sviluppata, che, al di là de­gli aspetti formali, i club avevano in qualche manie­ra contribuito a far finire il negoziato su un binario morto. Beretta e i presi­denti da accusatori ( « lo sciopero lo hanno procla­mato loro » ) si erano tra­sformati in accusati. Ieri l'assemblea aveva due necessità: in primo luogo rispondere positivamente alle pressio­ni (Governo, Coni, Figc, Sky che nel prossi­mo contratto vorrebbe garantirsi circa la re­golarità del campionato) che rivogliono le squadre in campo; in secondo luogo trasferi­re il cerino nelle mani della controparte, cioè i calciatori. E così è stato. In sostanza, dico­no i presidenti, la proposta è identica a quel­la avanzata dall'Aic la scorsa settimana. Ad­dirittura migliorata visto che di soldi (contri­buto di solidarietà) non si parla più. I miglio­ramenti non finiscono qui. Infatti, la Lega propone, subito dopo la firma, l'apertura di un tavolo che dovrà riscrivere in maniera più moderna il calcio italiano. Insomma, al­la scadenza del contratto (il 30 giugno 2012) le parti si presenteranno preparate, con «un'intesa già pronta» (parole di De Lauren­tiis).

SCOGLIO - A questo punto l'unico scoglio che rischia di inceppare la navigazione verso il porto finale ( la ripresa del campionato) è proprio la durata del contratto perché sul fa­moso articolo 7, quello re­lativo agli allenamenti dif­ferenziati, le parti sono vi­cinissime. La Lega propo­ne di avviare un confronto con l'Aic per definire quel nodo contrattuale in ma­niera «condivisa» . In tem­pi certi, un mese circa. Se non si trova l'accordo, ver­rà confermato il vecchio articolo 7 integrato con l'interpretazione messa a punto dal pre­sidente federale agli inizi della scorsa setti­mana. Ovviamente con una correzione che Abete aveva già fatto nel corso dell'ultimo Consiglio federale: l'eliminazione di quell'ag­gettivo ( «temporanee» riferito alle esigenze tecniche che giustificano allenamenti diffe­renziati) che aveva scatenato attacchi di or­ticaria nei dirigenti del calcio. Ora il cerino è nelle mani dei calciatori. Dice De Lauren­tiis: «Io sono per natura un ottimista perché credo nell'intelligenza della gente. Se poi questa intelligenza non si dovesse manife­stare, tutti insieme ci rammaricheremo» .