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Gli ultimi dieci minuti fanno ritornare la Roma indietro di tre settimane

Redazione

(Il Tempo - M. De Santis) - Tutto è di nuovo come quando si stava peggio: un po' di gioco, un po' di possesso palla, un po' di «vorrei ma non ci riesco» e alla fine fanno festa gli altri.

Di Natale e Isla azzerano ogni discorso filosofico e teorico: 2-0 per l'Udinese, Roma colpita e affondata. Luis Enrique, però, non la pensa così. «Risultato ingiusto - rumina amaramente - un pareggio era decisamente più giusto. Non siamo stati né migliori e né peggiori dell'Udinese. L'infortunio di Kjaer e il gol di Di Natale ci hanno condannato. Che cos'è questa sconfitta? Una sconfitta, nulla di più». Una sconfitta è sempre una sconfitta, anche per i teoremi di Luis Enrique. Stavolta, però, le motivazioni sono differenti da quelle volte in cui i ko potevano essere camuffati in vittorie platoniche: «Siamo stati poco profondi e sfortunati in fase di finalizzazione. Sono convinto che comunque non abbiamo fatto male. I terzini avevano l'ordine di essere un po' più accorti, ma per me non è stato un passo indietro. Dobbiamo migliorare sia in fase difensiva che in quella offensiva. Rispetto al Lecce abbiamo fatto meglio la prima e peggio la seconda. Merito dell'Udinese, si è difesa con cinque centrocampisti e per noi è stato difficile trovare gli spazi per inserirci».

Le coltellate di Di Natale e Isla, oltre ai tre punti, possono togliere alla Roma l'allegria data dai risultati delle ultime settimane. ma Luis Enrique non è d'accordo. «Non sono mai pessimista e non vedo perché bisogna esserlo dopo una sconfitta contro una squadra che è prima in classifica e ha vinto la sesta partita di fila in casa. Se ripenso al primo allenamento a Trigoria e guardo quello che facciamo oggi c'è una grande differenza. Io, però, non vendo fumo. Credo che l'importante sia come si arriva alla vittoria. Poi saranno i i risultati a dirci se siamo capaci di arrivare in alto, se ci manca ancora qualcosa oppure se non siamo a livello delle altre». Poi, in conferenza stampa, lo spagnolo prende male una domanda: «Un messaggio? Io non devo dire niente ai tifosi, lavoro come sempre nella maniera più professionale possibile. Non è il momento dopo una sconfitta di parlare a qualcuno. Loro vedono il nostro sforzo. Posso sbagliare e la strada è ancora lunga. Se basta una sconfitta per mettere in discussione un allenatore, cambiamolo ogni due settimane». Sabatini, invece, ripensa alla partita: «Una Roma involuta. Potevamo far meglio, non abbiamo avuto furore e siamo stati propositivi. Prendiamo atto del risultato. Mercato? Siamo un po' corti dietro, specialmente se l'infortunio di Kjaer dovesse essere grave. Ne parleremo con il tecnico. La squadra è costruenda e cercheremo di colmare le lacune».