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CARICA OSVALDO Accendere il derby con fiammate azzurre

Redazione

(Gazzetta dello Sport - M.Cecchini) In fondo il calcio d'attacco è minaccia, sensazione di pericolo incombente. E allora dai giorni di «Rombo di Tuono» (al secolo calcistico Gigi Riva) si è d'improvviso passati a quelli della «Mitraglia».

Eppure, a vederlo perduto nel verde di Coverciano per il suo quattro-contro-quattro da giornata assai blanda, l'attaccante italo-argentino che Cesare Prandelli ha chiamato in Nazionale, ha l'aria mansueta di chi sembra vivere i primi giorni di scuola.

 

L'ELOGIO DI CESARE Eppure il c.t. è stato chiaro: «Se non si fosse infortunato Marchisio, l'avrei fatto giocare anche con la Serbia. Lui è un attaccante moderno, che non dà punti di riferimento all'avversario, lavora per la squadra e sa dare anche profondità, oltre ad avere tecnica e resistenza». Quasi un'investitura per la sfida di martedì a Pescara con l'Irlanda del Nord. Certo, le gerarchie dicono che forse in partenza toccherà a Giovinco, ma la sensazione forte è che Osvaldo sia vicino al suo esordio nella Nazionale maggiore.

CATTIVERIE Eppure c'erano tante voci che volevano fosse stato poco felice il rapporto fra Prandelli e Osvaldo nei 15 mesi comuni a Firenze. Invece non è così. Certo, l'attaccante era giovane, esuberante, tanto da comprarsi subito una Ferrari, a 21 anni, dopo i primi gol segnati in maglia viola. Ma probabilmente l'argentino — che quasi subito approdò nell'Under 21 ritagliandosi un ruolo significativo — è stato vittima di una sorta di «leggenda nera», complice anche il suo aspetto da «tronista» televisivo che in qualche modo è parso a volte metterlo al centro di chiacchiere.

MIRACOLI Altra vita. Il 25enne che ora insegue l'azzurro e, subito a ruota, un primo derby da protagonista ha l'aria serena di chi è arrivato al momento più importante della sua carriera. Lo si vede nel modo in cui affronta la sgambata del pomeriggio, quella in cui fa fatica a segnare visto che Sirigu e De Sanctis contro di lui sembrano in vena di miracoli. Non importa, i gol veri se li terrà per occasioni più importanti. Per questo, alla fine, va verso la cena che lo aspetta scortato da un romano doc: Alberto Aquilani. Non è difficile supporre che il ragazzo di Montesacro gli abbia raccontato tutto del derby, fatto di gioie infinite e forche caudine da cui, sbagliando, potrebbe essere impossibile liberarsi. Ma in giorni come questi Osvaldo pensa solo in positivo. Il suo futuro è adesso. Impastato d'azzurro e di sogni giallorossi.