(Corriere dello Sport - R. Maida) - La Roma entra in campo a difesa dei suoi giocatori. Una presa di posizione ferma contro i teppisti che non si vedeva da molto tempo. Carta canta, attraverso un comunicato in cui la società «si rammarica per gli incresciosi episodi di cui sono rimasti vittime Ahmed Barusso e Stefano Okaka all’uscita del centro sportivo di Trigoria dopo l’allenamento di ieri» .
Barusso e Okaka, parla la Roma
Cioè martedì mattina. E’ successo questo: un gruppo di tifosi ha aspettato l’uscita delle auto dei giocatori a Trigoria. Tutto è filato liscio, tra applausi e cori, fino a quando non è arrivato Okaka. Un tifoso si è piazzato davanti alla macchina impedendogli di passare e ha cominciato a dare pugni sul cofano. Si lamentava perché nessun giocatore, da Totti in giù, si era fermato per le foto e gli autografi. Allora Okaka è sceso e ha urlato: «Scusa ma che c’entro io?» . La discussione si è un po’ animata ma poi il giocatore è riuscito ad allontanarsi. Sconvolto.
SECONDO ROUND - La situazione è peggiorata quando è toccato a Barusso uscire. Barusso non si allena con Luis Enrique ma con Alberto De Rossi, papà di Daniele e tecnico della Primavera, insieme con gli altri giocatori indesiderati: Antunes, D’Alessandro e Virga. Lavora in un campo diverso e utilizza uno spogliatoio diverso rispetto alla rosa vera. Questo però a qualche esagitato non interessava. Interessava soltanto che Barusso, extracomunitario, accettasse di lasciare Trigoria nonostante il contratto in essere per liberare un posto strategico. Non a caso, la Roma nel comunicato aggiunge: «Nel ricordare che il perseguimento delle proprie strategie di mercato prescinde dalle decisioni di alcuni suoi tesserati, la società manifesta piena solidarietà ai calciatori interessati e si augura che il rapporto con la tifoseria continui ad essere impostato nel pieno e reciproco rispetto dei ruoli».
BRUTTI MOMENTI - A Barusso dei ragazzi hanno gridato: «Ci hai rotto i c..., te ne devi andare, vattene». Lui non ha neppure abbassato il finestrino, cercando di evitare problemi. Poi sono partiti i calci verso l’auto (sembra da parte di una sola persona). Il giocatore fortunatamente non ha reagito e se ne è andato. «Quanto alla presunta, e quindi non verificata, mancanza di disponibilità di qualche suo tesserato a firmare autografi o a scattare foto con i tifosi fuori dal centro sportivo- conclude la Roma -la società annuncia che sono allo studio iniziative che potranno regolamentare tale consuetudine». Leonardo Giusti, procuratore di Barusso, ha commentato a calciomercato.it l'accaduto:«E' davvero sconcertante. E' stata un'aggressione vile di un gruppo di facinorosi. Ahmed non vuole essere trattato come un pacco postale o andarsene per fare un favore a Sabatini o DiBenedetto. Se ne andrà se troverà una squadra che lo stimola. La gente sfoga la propria frustrazione per il mercato della Roma, che è bloccato in entrata». La rabbia di Giusti, di per sé comprensibile, è amplificata da un fatto non secondario: la macchina presa a calci era la sua...
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