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Adriano è tornato a casa lasciandoci un messaggio

Redazione

(Corriere dello Sport - S.Neri) - Adesso che Adriano è partito s'avverte la sensa­zione che la sua storia si sia conclusa con una specie di resa silenziosa del campione, emigrato sul campo parecchio lontano di un'altra squadra.

In Brasile, in una città della sua terra, Adriano ha ce­duto all'invito di Ronaldo ed è andato a San Paolo per diventare un giocatore del Corinthians. I tifosi ne hanno contestato l'arrivo sicchè di nuovo per Adriano, che non ha ancora compiuto trent'anni, si inizia un cammino in salita. La sua storia sembra finita perchè difficilmente arriveranno da noi noti­zie allegre e puntuali della sua vita. Troppo lonta­no quel mondo e soprattutto ormai troppo debole la fiammella della curiosità visto come Adriano ha pian piano logorato la forza della sua stessa avven­tura. Ha ballato durante gli ultimi anni come un malinconico burattino prigioniero d'una realtà trop­po diversa dai suoi sentimenti e troppo superiore al­le sue forze. Ha ballato senza controllo del baricen­tro sull'estremo limite di un burrone rischiando di cadere ogni volta nel vuoto e se si è salvato ciò è di­peso soltanto dal fatto che in molti gli hanno teso la mano increduli di fronte al disastroso epilogo d'una storia inondata dalla fortuna. i diceva nei giorni scorsi del giusto richiamo di Floccari ai suoi colleghi di campo ai quali il gio­catore della Lazio raccomandava di attrezzarsi per il 'dopo' avendone sin da oggi paura. Aveva ragio­ne. La storia di Adriano segnala da anni, ormai, questo problema del quale il sistema non si cruccia perchè al richiamo dei soldi le risposte sono sempre tantissime. Fuori uno, avanti un altro. Adriano ave­va iniziato a Milano a smarrirsi rivelando, come moltissimi atleti, la sua incapacità d'essere, da un punto di vista culturale, capace di fronteggiare l'ur­to sconquassante d'una ricchezza improvvisa e smi­surata. Ci vogliono tanta sobrietà e soprattutto tan­ta maturità, costruita nel rigore della famiglia, per essere all'altezza d'una situazione che all'improvvi­so pone un ragazzo che gioca bene a pallone e si di­verte, al centro d'una società spesso senza radici, ebbra e avida e il più delle volte priva di sentimen­ti. Ma ricca, molto ricca, e soprattutto capace di far girare vorticosamente il denaro come se fosse un tracciante di luci sulla cima di un bastoncino con un fuoco d'artificio. Il mondo che circola intorno ai campioni è così, la presa delle squadre non è suffi­ciente nel ballo sempre più vertiginoso delle tenta­zioni e spesso le difese immunitarie possedute dai ragazzi sono molto deboli. Adriano scappa da Mila­no e va in Brasile richiamato dalla nostalgia. Lui si dice vinto dal bisogno insostenibile di riabbraccia­re i figli e di recuperare il calore del suo mondo. In realtà egli scappa per cercare laggiù la protezione della quale ha bisogno. Il disastro, dentro di lui, ha già conquistato spazi inquietanti. oi si ricostruisce un po' giocando e la crisi sem­bra superata. Si fa avanti la Roma e Adriano probabilmente pensa d'aver recuperato se stesso e si butta in una nuova avventura convinto di farce­la. E invece non ce la fa. Nel suo messaggio quasi infantile per l'intima onestà che lo attraversa, chie­de scusa ai tifosi e se ne va osservando che, in fon­do, non ha fatto casino. Nell'animo nascosto di quel­l'armadione al quale ormai sembra far difetto l'energia morale d'un tempo e la passione, alberga un pensiero che tradisce la sua solitudine e lo smar­rimento che l'accompagna. Giocherà nel Corin­thians e noi seguiremo la sua storia anche se diffi­cilmente arriveranno messaggi quotidiani. Il cam­mino di Adriano sembra destinato a perdersi in una selva di ombre che hanno purtroppo occupato an­che gli spazi più intimi nei quali una volta splende­vano i suoi sogni. E lui continuerà a vagare alla ri­cerca d'una domestica carità, aggrappandosi ai fi­gli. Forse.