Forzaroma.info News AS Roma Totti e il ricordo straziante di papà Enzo: "Stavo annegando nella disperazione"

Totti e il ricordo straziante di papà Enzo: "Stavo annegando nella disperazione"

Redazione
A sei anni dalla morte dello Sceriffo, ecco le parole di Francesco nel suo ultimo libro. Un ritratto bellissimo di un genitore che l'ha sempre difeso

"Dal quadro spariscono i colori, dal camino il calore. Solo nero, solo gelo. Stavo annegando nella disperazione". A sei anni di distanza esatti dalla morte causata dal Covid di papà Enzo, Francesco Totti ha ancora il cuore a pezzi. E non potrebbe essere altrimenti. Nel suo ultimo libro "Oltre" lo storico capitano racconta ora per ora quell'ultimo maledetto giorno. che gli ha portato via lo Sceriffo. "Appena ho sentito quel purtroppo al telefono, ho capito, il mondo è crollato", rivela Francesco. "Me lo stava dicendo il dottore che lo aveva in cura allo Spallanzani di Roma, dov’era ricoverato. Forzando le proprie pause e le mie paure, con voce ferma e gentile "Papà Enzo, il mitico Sceriffo, se n’era appena andato come aveva vissuto: senza parlare (lo faceva solo quando era strettamente necessario), se non con lo sguardo, con gli occhi. Gli ultimi istanti li ha trascorsi attaccato a un macchinario che lo aiutava a respirare, prima che il Covid-19 gli strappasse anche la residua riserva di fiato". Poi Totti continua: "Non potevamo andarlo a trovare, né sentirlo al telefono: tutto impossibile, considerati il periodo storico e la situazione. In terapia intensiva ha lottato, finché ha potuto. Speravo che uscisse, che fosse una parentesi, quando l’hanno ricoverato non lo vedevo da quasi un mese. Un figlio ha sempre qualcos’altro da fare, perché pensa che ci sia tempo la volta successiva, che un genitore sia eterno. Lui a Palocco, io all’Eur, vabbè dai ci vedremo domani. E invece no. L’orologio si è spaccato, perdendo minuti, secondi, attimi. Prendendomi a schiaffi il cuore".

E qui subentra quel senso di rimpianto e rimorso che ogni figlio ha quando va via un genitore: " Io vivo nel tormento, nel rimorso causato da una domanda che mi pongo in continuazione: Francesco, perché hai aspettato? Scusami, papà. Per tutte le volte che non ho capito. Per tutte quelle in cui non hai sentito ti voglio bene, per gli abbracci mancati e le parole non dette. Per gli sbagli che ho fatto". Francesco racconta come era lo Sceriffo, un personaggio iconico anche a Trigoria. Ben voluto da tutti. "Era un buono, il più buono di tutti. Un omone gigante che, quando mi hanno fatto smettere di giocare, ha avuto il tracollo, lasciandosi andare, rifugiandosi nel cibo. Centocinquanta chili di tenerezza. La sua vita aveva sempre avuto una costante, quella di stare un passo indietro rispetto a me. Per non disturbare e guardarmi le spalle. Veniva alle mie partite, in casa e in trasferta, addirittura seguiva i ritiri estivi della Roma, portando allegria. Niente aereo: siccome non tutti i suoi amici se lo sarebbero potuto permettere, partivano in carovana con i pulmini presi a noleggio, o con le auto. Al Mondiale del 2006 in Germania si era presentato in camper. Io ho appeso le scarpe al chiodo, lui in qualche modo i suoi ritmi, il suo divertimento". Nel libro Totti racconta anche il momento in cui ha dovuto comunicare la terribile notizia a mamma Fiorella: " Mi ha guardato. Non scorderò mai la sua espressione di quel momento, ce l’ho ben stampata in una mente sanguinante. Le mie parole hanno provocato un terremoto, uno strazio che ti porta via tutto, compresa l’anima. Che ti annienta. Si erano sposati quando lei aveva 16 anni, trascorrendo poi insieme quasi mezzo secolo. Un amore può finire perché lo decide uno dei due, o perché lo decidono entrambi, e fa male, molto, ma poi le ferite si chiudono, si guarisce, si ricomincia, ci si innamora di nuovo, e in maniera più forte, più matura. Ma se a interromperne il flusso è il destino, non il tempo, allora tutto cambia".

Caricamento raccomandazioni...