Schick: "L'Italia era il mio sogno, ora è la Premier. Allo Sparta mi avevano detto di smettere col calcio"
Con la Bundesliga ferma come gli altri campionati europei, tempo di riflessioni anche per Schick. L'attaccante ceco ora al Lipsia stava facendo una grande stagione e il riscatto si stava avvicinando, garantendo quasi 30 milioni di euro alla Roma. Ora con lo stop al calcio, ogni programma è stato rimandato. Ma Patrik non cambia idea sulla scelta fatta in estate: "Quando ho lasciato la Repubblica Ceca il mio sogno era l'Italia e l'ho realizzato - ha raccontato a iSport.cz -. Ora sono attratto dall'Inghilterra, sono sincero. Però il Lipsia è stata una decisione giustissima per la mia carriera. Avevo parlato anche col Dortmund, Leverkusen e Schalke qui in Germania. In Inghilterra c'erano Everton, Crystal Palace e in Spagna il Valencia. Ma sentivo che il Lipsia mi desiderasse di più, mi piaceva lo stile di gioco e l'allenatore Nagelsmann. Ora sono sicuro di aver scelto bene".
La sua carriera può tornare quindi a risplendere dopo due stagioni da dimenticare con la maglia della Roma. Ma non è stato quello in giallorosso l'unico momento difficile della sua carriera, anzi. Tanto che racconta di un aneddoto particolare di quando era nelle giovanili dello Sparta Praga: "Lo Sparta ce l'ho nel cuore, ma alcune persone che sono lì, no. Una volta con l'U16 abbiamo giocato a Jablonec e abbiamo vinto 3-0 e io ho segnato due gol. Uno particolarmente bello con uno stop di petto e un tiro sotto la traversa da più di venti metri. Abbiamo preso l'autobus per tornare a Praga, tutto andava bene. Siamo tornati al centro sportivo e l'allenatore Miroslav Krieg mi disse che Hřebík (direttore sportivo, ndc) e Hašek (l'allenatore della prima squadra in quel momento) mi stanno aspettando in sala video. Ho pensato tra me e me che sarebbe stato per farmi i complimenti".
Le cose invece andarono diversamente, racconta Schick: "Sono arrivato lì, ho visto subito che non erano molto di buon umore. Hanno riprodotto un video di come ho giocato male in attacco e hanno usato espressioni anche piuttosto cattive. All'inizio era solo: "Ma come diavolo ti muovi?". Poi Hašek ha aggiunto che avrei dovuto lasciare il calcio e appendere le scarpe al chiodo". Difficile che adesso non abbiano cambiato idea.
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