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forzaroma news as roma Roma, da Dybala a Koné: errori e incertezze dello staff medico di Ranieri

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Roma, da Dybala a Koné: errori e incertezze dello staff medico di Ranieri

Lorenzo Scattareggia
Lorenzo Scattareggia Collaboratore 
La gestione di alcuni "casi limite" ha spesso infastidito il tecnico tra rientri ritardati e una cautela eccessiva

Non si placano le tensioni a Trigoria. Il gelo tra Ranieri e Gasperini continua, con i Friedkin chiamati a intervenire per chiarire una situazione sempre più delicata. Un ribaltone decisamente inaspettato se si pensa che ad inizio anno si lodava lo spunto della proprietà di aver costituito una dirigenza più "solida" rispetto agli ultimi anni. Nel mirino, in particolare, lo staff medico voluto da Ranieri, spesso in contrasto con le idee del tecnico. Nel corso della stagione sono tanti i casi in cui il tecnico è apparso poco soddisfatto della gestione degli infortunati: tra rientri posticipati e incertezza sulle decisioni da prendere per accelerare il recupero dei singoli. Il tecnico ne parlava così circa un mese fa: "Si sono dovuti confrontare con casi limite. Non sono casi frequenti, sicuramente per la squadra dover rinunciare per tanto tempo a loro è pesante". Tanti, troppi "casi limite" in cui, forse, si poteva fare di più in un momento in cui le assenze hanno condizionato non poco la corsa alla Champions.

Wesley scalpita, il caso Koné

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Ripercorrendo gli episodi più recenti, l'ultimo riguarda Wesley. Il brasiliano è fermo per una lesione muscolo tendinea del bicipite femorale da più di 15 giorni e Gasp vorrebbe riaverlo a disposizione per la gara di sabato contro l'Atalanta. L'ex Flamengo scalpita ma lo staff medico continua a frenare, rimandando il suo rientro in gruppo. La situazione ha spazientito Gasp che si è rivolto in prima persona a Georg Ahlbaumer, medico di fiducia di Friedkin, per cercare di ottenere un via libera. La cautela dello staff medico ha più volte infastidito il tecnico: su Wesley pesa anche l'assenza contro il Cagliari (partita persa 1-0), quando fu fermato per una semplice contrattura.

Altrettanto delicata è la situazione di Manu Koné, fuori dal ritorno degli ottavi di Europa League contro il Bologna. La settimana che ha portato al suo infortunio è stata particolarmente travagliata: il francese era stato risparmiato all’andata, salvo poi essere schierato titolare nella sconfitta contro il Como, pur non essendo al meglio. Pochi giorni dopo, tra dubbi e incertezze, la decisione di utilizzarlo anche nel ritorno col Bologna, con la resa arrivata dopo appena 18 minuti. Una gestione che ha evidenziato ancora una volta le fragilità del reparto medico, apparso incerto nelle diagnosi e nelle scelte, alimentando tensioni con Gasperini. Non è stato l’unico episodio controverso legato a Koné: dopo lo stop contro il Milan, il centrocampista era rientrato in gruppo nella settimana di Roma-Cremonese, il giorno successivo a Napoli-Roma. Una tempistica che aveva fatto infuriare Gasperini, che lo avrebbe voluto a disposizione per la trasferta del Maradona.

L'operazione di Dybala e la pubalgia di Soulé

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Il caso più eclatante della stagione riguarda, senza dubbio, Paulo Dybala. La gestione dei suoi problemi fisici ha fatto storcere il naso non solo a Gasperini, ma a tutto l’ambiente. L’argentino ha provato a recuperare da un fastidio al ginocchio che continuava a tormentarlo, senza però trovare continuità. Dopo oltre un mese tra rientri e nuovi stop, si è infine optato per l’operazione in artroscopia, che ha evidenziato una lesione del menisco, allungando ulteriormente i tempi di recupero di circa 45 giorni. Una gestione apparsa chiaramente errata: è andato perso un mese prezioso, durante il quale la Joya avrebbe potuto iniziare prima il percorso riabilitativo e tornare disponibile per il momento decisivo della stagione. In questo senso pesa il ruolo di uno staff medico non convinto fin da subito della necessità dell’intervento, arrivato poi grazie al parere congiunto dei medici di fiducia della proprietà Friedkin.

Difficile anche la gestione della pubalgia di Matías Soulé, ma pure in questo caso è sembrato passare troppo tempo prima di prendere una decisione netta. L’ex Juventus conviveva con il problema da mesi, continuando comunque a scendere in campo anche grazie alle infiltrazioni. Fino ad arrivare alla gara contro il Napoli del 15 febbraio: dopo una prestazione sottotono e in evidente difficoltà, si è deciso di fermarlo per provare a recuperarlo completamente senza forzature. La pubalgia è tra gli infortuni più complessi da trattare, ma la sensazione è che sia mancata tempestività nella gestione, evitando che Soulé continuasse a giocare sul dolore e ritardando così il pieno recupero.

Gli altri casi: Dovbyk, Bailey, Ferguson

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A fare da contorno ai casi più eclatanti, ci sono anche i numerosi infortuni che la Roma ha dovuto affrontare nel corso della stagione. A partire da Artem Dovbyk: rientrato contro il Lecce dopo un lungo stop, è stato costretto a fermarsi nuovamente dopo pochi minuti. Il suo ritorno in campo, ora, è previsto non prima dell’inizio di maggio. Controversa anche la situazione legata a Evan Ferguson: dopo diverse ricadute nei primi mesi in giallorosso, l’irlandese è sparito dai radar fino alla decisione di operarsi in Inghilterra, scelta che ha di fatto chiuso in anticipo la sua stagione. A tratti misteriosa, infine, l’avventura di Leon Bailey in maglia giallorossa: il giamaicano si è infortunato il giorno successivo al suo arrivo nella Capitale e ha vissuto i sei mesi successivi tra continui stop e ricadute. Il ritorno all’Aston Villa, a gennaio, è stato determinato proprio dalle sue condizioni fisiche. Il paradosso? Oggi, in Inghilterra, è tornato a giocare con continuità. Una sequenza di episodi che va oltre la semplice sfortuna e apre interrogativi concreti sulla gestione complessiva degli infortuni. Il tempo, ora, sembra essere scaduto: spetta ai Friedkin fare chiarezza, perché dalle loro scelte dipenderanno sia la tenuta interna sia la credibilità del progetto tecnico della Roma.