Roma, altro che fortuna: la Champions è un traguardo meritato. Ecco il perché
La Roma è tornata in Champions League, 7 anni dopo l'ultima volta. Un cammino per niente semplice né scontato al primo anno con Gian Piero Gasperini in panchina, in quello che sarebbe dovuto essere l'inizio di un nuovo corso. Ma il tecnico di Grugliasco era stato chiaro fin dall'inizio: la Champions è possibile. Nonostante ai nastri di partenza la squadra giallorossa non fosse tra le favorite per il 4° posto, alla fine ha chiuso il campionato sul gradino più basso del podio tornando nella competizione più bella e prestigiosa per le squadre europee con tanto merito. Già perché, al di là di quanto in tanti stanno dicendo in queste ore, il 3° posto e la qualificazione in Champions è stato un traguardo più che legittimato dalla Roma in questa stagione.
Ben 22 giornate su 37 tra le prime quattro: solo Napoli, Milan e Inter hanno fatto meglio
I numeri, soprattutto a fine stagione, non mentono mai e fotografano alla perfezione quella che è stata la Serie A 2025-26 e, soprattutto, la cavalcata della Roma verso la Champions League. Escludendo la prima giornata, per ovvie ragioni, la squadra giallorossa ha vissuto ben 22 turni su 37 tra le prime quattro posizioni in classifica con picchi di secondo e anche primo posto. Solo squadre del calibro di Napoli (sempre tra le prime tre, solo una volta quarta) e Inter (32 giornate in zona Champions e campione d'Italia con quattro turni d'anticipo) hanno saputo fare meglio in termini di continuità. Ma anche il Milan, in realtà, si è piazzata stabilmente tra i top-team, facendo meglio della squadra di Gasperini: 34 gare tra le prime quattro, prima del crollo all'ultima giornata in cui sarebbe potuto bastare anche un pareggio. Questo dato però, guardando in casa Roma, smonta qualsiasi narrativa legata al caso o alla fortuna: i giallorossi hanno terminato la stagione al terzo posto con merito, reagendo a ogni difficoltà (in particolare quelle extra-campo, vedasi la separazione con Ranieri) e resistendo ai periodi di flessione (come tra marzo e aprile quando Gasp si ritrovò a rallentare nel percorso a causa di infortuni e stanchezza). Dopo il pari-beffa contro la Juve alla 27a giornata, infatti, i ko in casa di Genoa e Como avevano fatto scivolare la Roma al sesto posto, con la quarta piazza ritrovata solo al triplice fischio del penultimo turno grazie al successo nel derby con la Lazio e al simultaneo 2-0 della Fiorentina a Torino.Seconda miglior difesa del campionato, per gol segnati la Roma supera Napoli e Milan
Ma se la tenuta mentale della squadra è stata un elemento fondamentale nei periodi più complicati della stagione, una costante in casa giallorossa è stata la solidità difensiva (salvo qualche settimana di calo anche in tal senso) e, da gennaio, la pericolosità offensiva. Che il calcio di Gasperini fosse votato all'attacco era cosa da tutti e che alla Roma mancassero quelle caratteristiche che avevano reso grande l'Atalanta nell'ultimo decennio era parso evidente fin dal ritiro estivo. E proprio in questa situazione Gasp è stato in grado di sfruttare al meglio una delle più grandi eredità di Ranieri: la solidità difensiva. Fino a fine febbraio, infatti, la Roma ha vantato la miglior difesa d'Europa (16 gol subiti in 26 partite di campionato). Con le difficoltà incontrate tra marzo e aprile anche la retroguardia capitolina ha cominciato a scricchiolare, riprendendosi però alla grande nelle ultime 7 giornate (solo 3 gol incassati da Svilar). Alla fine i numeri parlano di 31 gol subiti in 38 turni, 2 in più del Como ma ben 3 di meno rispetto alla Juve, 4 rispetto al Milan e all'Inter e 5 rispetto al Napoli. Da gennaio, però, l'attacco è stata l'arma in più della Roma e il motivo è presto svelato: l'arrivo di Malen. L'olandese ha segnato 14 gol in 18 partite trascinando una squadra orfana della fantasia e della qualità di Dybala e Soulé. Grazie al numero 14, al termine del campionato, i giallorossi hanno raggiunto quota 59 gol segnati: 6 in più rispetto a concorrenti come il Milan e 1 in più del Napoli, 2 in meno della Juventus e 6 in meno del Como.L'importanza di fare 'filotto': l'insegnamento più significativo di Gasperini
Se c’è però un elemento che, soprattutto nel finale di stagione, ha spostato definitivamente gli equilibri traghettando la Roma dal sogno Champions League alla realtà, è stata sicuramente la capacità di fare "filotto". Ad ammetterlo anche Mancini, che nel post-gara di Verona è stato chiaro: "Il mister ce lo aveva detto, nelle ultime cinque partite basta fare un filotto e ce la facciamo". Grazie alla forza di un gruppo unito, ancor di più nei momenti difficili e 'quando tutti ci davano per spacciati', la Roma è stata in grado di conquistare 6 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 7 partite (da dopo il pesante 5-2 di San Siro per mano dell'Inter). Ben 19 punti nel giro di un mese e mezzo che hanno trascinato i giallorossi al terzo posto in classifica. Nello stesso lasso di tempo, infatti, il Milan ha vinto solo 2 gare (per il resto 4 sconfitte e 1 pareggio) mentre la Juve appena 3 (con 1 sconfitta e 3 pari). Qualcosa di simile ha fatto il Como, con 4 successi decisivi per la prima storica qualificazione in Champions. In un campionato dove dunque le principali concorrenti per il terzo e quarto posto hanno spesso pagato il dazio della discontinuità, tirando il fiato, la squadra di Gasp ha imparato a restare compatta e a non fermarsi vittoria dopo vittoria. Una mentalità europea, quella del 'non mollare mai', che forse a Trigoria mancava da troppo tempo e che ora ha condotto la Roma sul palcoscenico più importante d'Europa.Marcello Spaziani
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