Nainggolan: "Non sarei mai andato via, scelta di Monchi. Dybala può decidere Roma-Inter"
Radja Nainggolan ha la Roma nel sangue, ma ha vestito anche la maglia dell'Inter. E a poche ore dal big-match di questa sera all'Olimpico, l'ex centrocampista giallorosso e nerazzurro ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport parlando della super-sfida delle 18 e non solo:
Radja, eccoci a Roma-Inter. Che sensazioni ha? "La sensazione di uno che vorrebbe ancora giocarla, una partita così. E forse potrebbe. Il calcio sta diventando sempre più facile, per regolamento e livello. Io sono ancora in forma, mi piacerebbe esserci: sono stato all'Olimpico per Roma-Fiorentina, accidenti se mi prendeva la voglia di infilarmi le scarpette. Sinceramente penso che troverei un posto, da trequartista o da mezz'ala".
Che partita sarà? "Bella, tosta, tra due squadre che amano il calcio propositivo. L'Inter resta più forte, non ha rivali per organico in Italia, ma la Roma ha raggiunto una sua stabilità e una sua identità con Gasperini. Spero che non risenta della pressione in una serata complicata, in cui tutto è possibile. Dybala può essere l'ago della bilancia".
Spera, perché tifa Roma... "Normale. Perché a Roma ho lasciato il cuore, con tutto il rispetto per l'Inter: Roma è il posto dove ho potuto esprimermi al massimo. Non me ne sarei mai andato. Fu una scelta di Monchi, il direttore sportivo, che fece il doppio gioco. Mi chiedeva consigli su come intervenire sul mercato e intanto trattava per vendermi. Da un lato compresi la logica: voleva smantellare il gruppo creato da Walter Sabatini per formarne uno di sua emanazione. Usò lo stesso sistema con Dzeko, che provò a vendere al Chelsea. In quel momento venivamo dalla semifinale di Champions League contro il Liverpool, eravamo una grande squadra, percepivamo che si potesse crescere e invece".
Non ha rimpianti? "Pochi. Diciamo che è un peccato non aver vinto nulla con la Roma. Purtroppo trovammo sulla nostra strada una Juve imbattibile, mentre noi dovevamo vendere ogni estate i calciatori più richiesti per rimettere a posto i conti".
E all'Inter? "Pagai l'addio di Spalletti. Conte mi comunicò subito che non ero parte del progetto. Al contrario di Monchi, Antonio fu diretto con me e io ne rispettai la valutazione. Magari non gli era passata la rabbia per il mio rifiuto quando allenava la Juve, non fu l'unico per restare alla Roma".
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