Forzaroma.info News AS Roma Mora, la lezione di Anselmi e Farioli: così Gasp può farlo diventare grande

Mora, la lezione di Anselmi e Farioli: così Gasp può farlo diventare grande

Federico Grimaldi
Il portoghese vuole tornare a sentirsi importante. Gasp lo aspetta

Giovani e forti. È questo il diktat della Roma sul mercato. Gasp vuole una squadra con gamba, qualità e futuro. Molina, Castro e Koulierakis sono arrivati, ma non bastano. Le sconfitte contro Cardiff e Brighton hanno mostrato che c'è ancora da lavorare: manca brillantezza, manca coesione. Quelle caratteristiche che hanno reso Gasperini uno dei migliori allenatori in Italia e che hanno riportato la Roma in Champions. Ora serve un altro salto. E può arrivare da Rodrigo Mora. Classe 2007, ma già abituato a giocare con i grandi. Talento precoce, personalità e numeri che hanno convinto il Porto e attirato la Roma. Due anni fa, il principale quotidiano sportivo portoghese lo aveva già ribattezzato “Moradona”. Un soprannome pesante, certo. Ma il talento per reggerlo c'è. Per questo la Roma è pronta a investire quasi 50 milioni. Non una follia, ma una scelta precisa. Perché Mora non è soltanto un trequartista: ha qualità e duttilità per adattarsi alle richieste di Gasp. E in un sistema che può esaltare le sue caratteristiche, può tornare a brillare. L'età è dalla sua. Il talento anche. Ora tocca a Gasp.

La 'benedizione' di Anselmi: così Mora si è preso l'Europa

La Roma lo ricorda bene. Sedicesimi di Europa League, Porto-Roma. Mora incanta l'Europa e regala la vittoria ai portoghesi. Poi la rimonta dei giallorossi nel match di ritorno. Una prestazione notevole, quella del portoghese, arrivata anche grazie a un particolare sistema di gioco: il 3-4-3. Che all'occorrenza diventava 3-4-2-1. Casualità? Fino a un certo punto. È lo stesso sistema utilizzato da Gasp. E quello in cui Mora ha espresso le sue migliori qualità. Con Anselmi ha vissuto una stagione da protagonista. A 17 anni. Dieci gol in 23 partite di campionato. Numeri che lo avevano portato a essere considerato il miglior Under 19 del mondo, persino davanti a Yamal. Il Paris Saint-Germain si era mosso per lui. Mora era diventato il Golden Boy del Portogallo. Quel 3-4-3, che diventava 3-4-2-1, ne esaltava il talento. La sua libertà. Partiva dalla sinistra, ma poi svariare era la sua forza: ala destra, trequartista puro, senza mai perdere la pericolosità. La sostanza non cambiava. Mora aveva dimostrato di essere un giocatore polivalente. Uno capace di adattarsi e di esprimersi al meglio in più zone dell'attacco. Questo con Anselmi. Poi è arrivato Farioli.

Panchine e poca fiducia: l'effetto negativo di Farioli sul 2007

Lacrime olandesi trasformate in sorrisi portoghesi. Gli ultimi due anni di Farioli sono stati agli antipodi: prima il campionato perso all'ultimo con l'Ajax, poi la vittoria in Portogallo con il Porto. Qui ha trovato il suo posto. La sua dimensione. Ma non è riuscito a valorizzare fino in fondo il talento più lucente della sua squadra. Mora, con Farioli, ha trovato meno spazio e soprattutto meno libertà. Il 4-3-3 non esaltava le sue caratteristiche. E il minutaggio racconta una storia diversa rispetto alle presenze. Ventotto partite in campionato, cinque in più rispetto alla stagione precedente con Anselmi. Ma i minuti sono inferiori: 1.387 con il tecnico argentino, 1.187 con Farioli. La differenza è tutta qui. Con Anselmi era protagonista. Con Farioli molto meno. Il tecnico italiano lo ha utilizzato con il contagocce e, secondo questa lettura, ne ha rallentato la crescita. Ora Mora vuole cambiare. Vuole giocare. Vuole sentirsi importante. La Roma glielo può garantire. Gasp glielo offre. Farioli no.

Mora come il Papu: l’incantesimo di Gasp è pronto a scoccare

Brevilineo, baricentro basso, funambolo. Mora ha caratteristiche che a Gasp ricordano qualcosa. O qualcuno. Perché sì, viene naturale pensare a Dybala. Ma il precedente più interessante è un altro: il Papu Gomez. Quando arrivò all'Atalanta aveva già giocato da trequartista e da esterno. Con Gasperini, però, trovò la sua dimensione definitiva. Il tecnico lo trasformò, lo mise al centro del progetto e ne fece un'ala imprendibile, capace di decidere le partite con gol, assist e giocate. Il Papu diventò il simbolo di quella squadra. E Gasp il tecnico che seppe portarlo al punto più alto della sua carriera. Con Mora il piano può essere simile. Non snaturarlo, ma esaltarne le qualità. La tecnica, il cambio di passo, la fantasia. Dargli libertà e responsabilità. Perché il portoghese non deve essere necessariamente un trequartista per rendere al massimo. Se serve un'ala a sinistra, può diventarlo. Se serve partire largo e accentrarsi, può farlo. Gasp lo ha già fatto. E sa come si fa. Ora manca solo una cosa: chiudere l'affare. Poi, a Mora, penserà lui.