Il muro giallorosso scricchiola: la verità dietro i 14 gol subiti e cosa è cambiato dopo Como
Il muro giallorosso ha iniziato a scricchiolare. E adesso fa acqua da tutte le parti. I numeri parlano chiaro: 14 gol subiti nelle ultime 7 partite, una media di due a gara. Un dato che non può lasciare indifferente Gasperini e che accende una spia rossa sulla tenuta difensiva della Roma. C'è però un paradosso: al netto delle sconfitte contro Real Madrid e Manchester United, i giallorossi non hanno mai perso in questo periodo. Hanno incassato gol, anche tanti, ma sono quasi sempre riusciti a reagire. In Champions, però, c'è un dettaglio che colpisce: in entrambe le rimonte subite, il crollo è arrivato dopo l'uscita di Hermoso. Due gol dello United in 15 minuti, tre del Real in 20. Una coincidenza o un fattore? È difficile stabilirlo. Di certo, lo spagnolo garantisce esperienza, personalità e sicurezza al reparto. E la sua assenza, in quelle due occasioni, si è fatta sentire.
La Roma concede e subisce: dopo Como è cambiato tutto
Il sentimento post Como era la rabbia. Quella nata da un rosso a Malen discutibile e dalla sensazione di aver buttato l’occasione di prendersi i tre punti. Ma un altro fattore aveva fatto tornare il sorriso a Gasp: quello difensivo. La sua Roma non prendeva gol. Mai. Resisteva senza troppi problemi, tanto da essere la miglior difesa d’Europa. Poi è cambiato tutto. Ora la difesa subisce. E anche tanto. I tiri arrivano da ogni dove, le occasioni concesse sono diventate tante. Contro lo United lo stesso copione visto con Udinese, Cagliari, Napoli e Real: partite in cui il reparto ha fatto acqua. Un dettaglio, forse il principale, è l’assenza di Koné. L’uomo in grado di togliere manovra agli avversari, di non dare la possibilità di costruire occasioni. Il francese manca. E manca tanto. Poi c’è la stanchezza. La Roma ha giocato tantissimo: otto partite in ventiquattro giorni, una ogni tre.Il fattore Svilar: senza Mile la Roma ha perso la sua assicurazione in difesa
Non si può non considerare Mile. La sua assenza pesa, e parecchio. Da quando si è infortunato, la Roma ha perso il suo principale punto di riferimento difensivo. Quello capace di togliere uno o due gol a partita agli avversari, per intenderci. Quel maledetto problema al quinto dito del piede ha tolto tanto. Troppo. Un guaio apparentemente piccolo, che si è trasformato in un’assenza pesante per l’intera squadra. Gollini, sia chiaro, non ha fatto male. Anzi, in più di un’occasione è stato decisivo. Ma Svilar è un’altra cosa. Trasmette una sicurezza diversa. Dietro di lui il reparto sa di avere un portiere pronto a rimediare all’errore, a mettere una pezza quando serve. Non è un caso che, senza di lui, la Roma abbia iniziato a concedere così tanto. Quattordici gol in sette partite sono un dato pesante. Raccontano una fragilità ormai evidente. Ora Gasperini dovrà lavorare anche su questo. Ritrovare solidità. Ma soprattutto restituire alla squadra la sicurezza che sembra aver smarrito. Perché le due cose viaggiano insieme. Quando viene meno la fiducia, anche il muro più solido può iniziare a scricchiolare.© RIPRODUZIONE RISERVATA