Gasperini: "I difetti grandi li abbiamo eliminati. Di Scudetto se ne riparla tra venti giornate"
Gasperini è tornato a parlare. E quando lo fa, non è mai banale. Il tecnico giallorosso è intervenuto ai microfoni di Sky Sport. Ha parlato di questo avvio di stagione. E degli obiettivi da darsi. Sogno scudetto? Gasp frena. "Non è questo il modo di alzare l'asticella", dice. "L'asticella non si alza mettendo degli obiettivi più o meno raggiungibili: si alza migliorando ogni giorno, lavorando su noi stessi attraverso questa varietà di giocatori con tutte le proprie caratteristiche, cercando di fare meglio ogni volta". Intorno alla Roma si fanno già tutte le previsioni possibili. Giusto così, dice Gasperini. La gente sogna. Vuole il massimo. Ma per lui la realtà è un'altra. "Di obiettivi si può parlare solo dopo una ventina di partite", spiega. "Fissarli dopo quattro o cinque giornate non ha senso". Fiducia sì. Ma soprattutto ambizione. "Certo che abbiamo fiducia, certo che vogliamo stare in alto in classifica, però in questo momento questo è l'unico obiettivo concreto", prosegue Gasperini. Poi l'orizzonte si allarga. In arrivo i big match. Inter, Como, Real Madrid, Napoli. "Sarà il momento per misurarci e per vedere, al cospetto di queste squadre, cosa siamo in grado di fare", afferma il tecnico.
"Dybala e Malen sono perfetti insieme"
Si aspettava un avvio convincente con 4 vittorie in 4 giornate? E quanto conta questo percorso a livello mentale, dove pensa che possa migliorare ancora la sua Roma?“Me lo auguravo, più che aspettarmelo. D’altronde avevamo la convinzione di avere alle spalle un buon rodaggio, e una squadra che partiva avvantaggiata rispetto all'inizio della scorsa stagione: siamo insieme da più tempo, ci conosciamo meglio, tante cose le abbiamo già assimilate”
La cultura del miglioramento è uno dei tratti distintivi del suo lavoro. Come si migliora un gruppo che sta già vincendo?
“Questo è un gruppo che si autoalimenta. È composto da giovani, ma anche da giocatori meno giovani, ma di grande valore, e tutti si trascinano a vicenda: ognuno porta qualcosa, i giovani con la loro freschezza e la voglia di essere sempre pronti, e la qualità dei giocatori più affermati, che per come si allenano e per quello che dimostrano ogni giorno sono un esempio per tutti”
La sua fama è legata a un calcio offensivo, eppure questa Roma mostra anche una solidità difensiva importante. Quanto la soddisfa questo equilibrio? E si aspettava un Balerdi così incisivo da subito?
“Per Balerdi l'augurio era quello: la convinzione era di aver preso un giocatore forte. Poi l'impatto è stato subito molto positivo, e questo nonostante avesse fatto solo parzialmente la preparazione con noi. Significa che è un professionista che si è presentato in forma, pronto a dare subito un contributo”
Tra Lulli, Pisilli e Ghilardi sta valorizzando diversi giovani interessanti. Cosa l'ha colpita del loro percorso di crescita?
“Sono tutti ragazzi molto positivi, con una voglia di crescere e di imparare che non è scontata. Non si sentono arrivati, nonostante giochino già in Serie A a una giovanissima età. Ogni giorno trasmettono una freschezza che è utile a tutto il gruppo. E poi hanno qualità: altrimenti il resto non basterebbe”
Dybala e Malen stanno formando una coppia molto efficace. Cosa li rende così complementari?
“Forse proprio il fatto che lo siano, le loro caratteristiche si incastrano bene. Dybala ha la capacità di leggere gli smarcamenti di Malen anche quando sembra non guardarlo, e la qualità con cui lo serve è notevole. Malen dal canto suo ha una straordinaria capacità di tradurre in gol azioni che sembrano semplici ma non lo sono. È un abbinamento che funziona”
Ha riportato la Roma in Champions League dopo 7 anni: che significato ha avuto questo traguardo e quanto può aiutare il club a crescere ancora?
“Non era certamente scontato l'anno scorso, anzi non era facilmente raggiungibile, e nemmeno era tanto nelle previsioni iniziali. La Champions ti costringe a dover superare degli ostacoli, ti dà l'opportunità di giocare con le migliori squadre europee, ti mette di fronte un calcio più difficile e più complicato da cui puoi crescere, e ti aiuta anche a prendere maggiore consapevolezza di te stesso”
Un pregio e un difetto della Roma che allena quest'anno.
“I difetti faccio fatica a citarli (ride, ndr). Di certo qualche difetto lo abbiamo di sicuro, altrimenti non avrei più niente da fare, e quindi continuerò a cercarli, però con una ricerca sempre più certosina: i difetti grandi li abbiamo eliminati. Il pregio più grande, tra i tanti, è che si è creata una grande unità tra ambiente, squadra, tifoseria e società, e questo è qualcosa che ti aiuta a lavorare bene e ti dà fiducia per fare i migliori risultati”
Dopo oltre un anno nella capitale, quanto si sente parte di questa città e quanto pensa che il rapporto che ha creato con l'ambiente romanista abbia influito sui risultati?
“L'ambiente influenza tantissimo. Ma come ho sempre detto, influenza in modo positivo, non negativo, perché è un ambiente di grande passione e di grande amore verso la propria squadra, e quindi sono tutte componenti fortemente positive. Da parte mia ho cercato da subito di entrare con una professionalità che mi ha accompagnato sempre nella carriera, cercando di farmi apprezzare per il lavoro svolto. In questo momento sento molto apprezzamento intorno a me, e questo è anche un grande stimolo a cercare sempre di ripagare questa fiducia"
Dopo un avvio così convincente è inevitabile che si parli di scudetto. Quanto è difficile gestire queste aspettative?
“Ci rendiamo conto che intorno a noi si fanno tutte le previsioni possibili, ed è giusto così: la gente ha i suoi sogni, vuole il massimo. Per quanto riguarda noi, come ogni anno, dobbiamo guardare in faccia la realtà. E la realtà è che di obiettivi si può parlare solo dopo una ventina di partite. Fissarli dopo quattro o cinque giornate non ha senso. Certo che abbiamo fiducia, certo che vogliamo stare in alto in classifica, però in questo momento questo è l'unico obiettivo concreto”
Quando le hanno chiesto dell’impatto di Balerdi nella Roma lei ha usato un’iperbole notevole paragonandolo a Franco Baresi per come l’argentino interpreta il ruolo di difensore centrale. Vuole spiegarci meglio cosa intendeva, può entrare un po’ più nel dettaglio di questo paragone impegnativo però interessante?
“Quando mi vengono fatte queste domande capita che mi vengano delle associazioni spontanee, e quando le faccio vado sempre a cercare le caratteristiche dei migliori giocatori mai esistiti. La settimana prima mi avevano chiesto chi mi ricordasse Malen e avevo detto Milito. Con Balerdi ho detto Baresi, perché per caratteristiche, ma ovviamente non per livello assoluto, Balerdi mi ricorda quelle di Franco: la velocità con cui Baresi andava a recuperare certe situazioni di pericolo, l'intensità con cui andava sui contrasti, la sicurezza con cui impostava il gioco. Baresi era avanti trent'anni rispetto ai suoi colleghi, ma apparteneva a un calcio molto diverso da quello di oggi. È in questo mix di modernità e di qualità antiche che vedo la somiglianza. Mi piace fare questi paragoni anche con i ragazzi, per rendere loro l'idea di cosa possono ancora diventare”
© RIPRODUZIONE RISERVATA