"Forse siamo presuntuosi": Gasp e l'ultimo tabù da battere per sognare in grande
La terza volta non può essere un caso. Prima, Gasp aveva chiuso un occhio. Contro l'Atalanta poteva starci. Contro il Fenerbahce, ancora, poteva sembrare un episodio isolato. Ma quando la stessa cosa si ripete una terza volta, smette di essere coincidenza. E diventa un problema. Contro l'Inter è successo di nuovo. Sempre lo stesso momento. Sempre lo stesso copione: gol subito a inizio ripresa. "Forse siamo stati presuntuosi", ha ammesso Gasperini nel post partita. Poche parole, ma sufficienti a certificare che il difetto esiste. Ed è forse l'unico, in una macchina che fino a questo punto ha viaggiato che è una meraviglia. La sosta arriva al momento giusto, o forse al momento sbagliato, dipende dai punti di vista. Da un lato toglie ritmo, interrompe l'inerzia. Dall'altro regala tre settimane per lavorarci sopra, senza l'ansia del risultato immediato. E se c'è una cosa che Gasperini sa fare meglio di chiunque altro, è proprio questa: lavorare. Ne ha fatto un metodo, quasi un'ossessione. La sua Roma resta un dono, di quelli che capitano raramente. Ma la perfezione, si sa, non esiste. Al massimo ci si avvicina. Il sogno di diventare grandi è lì, a un passo. Basta sistemare quel dettaglio che, per ora, resta l'unica cosa a separare questa squadra dal prendersi tutto quello che merita.
Gasp al lavoro: così può togliere un limite rendendo la Roma ancora più forte
Lavorare e lavorare. Niente di più. Altri allenatori, in questi giorni, concedono riposo. Chivu, per esempio. Staccano la spina, mandano i giocatori in vacanza qualche giorno. Gasp no. Gasp continua a far sudare i suoi. Non è cattiveria, questa. È qualcosa di più profondo, qualcosa che a Roma, ancora oggi, non si può nemmeno pronunciare ad alta voce. E non lo faremo nemmeno noi. Molti sono partiti per le nazionali. Chi resta continua a seguire i suoi dettami, i suoi consigli, il suo modo di intendere il calcio. Si riparte da lì, dal lavoro. Perché per entrare nella testa dei giocatori e cancellare un limite, serve proprio questo: lavorarci sopra, ogni giorno, senza sconti. Il segreto, in fondo, sta tutto lì. Nel dosare le energie. E soprattutto nella testa. Pensare di aver già dato tutto nei primi 45 minuti può bastare a staccare, anche solo per un attimo. E in quell'attimo, puntualmente, arriva il gol. C'è anche la qualità degli avversari, certo, nessuno lo nega. Ma per essere davvero i migliori, bisogna saper battere i migliori. Essere tu, il top. Sempre. La testa prima del fisico, insomma. Gasperini lo ha già dimostrato con Dybala. Ora tocca al resto del gruppo. Tutti dentro lo stesso obiettivo. Tolto quel limite, il cielo - quello che a Roma non si nomina mai per scaramanzia - non sembrerebbe più così lontano.
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