Romano non è Rodri. E Gasperini non è lo scemo del villaggio
Ne abbiamo lette tante, sentite ancora di più. Alessandro Romano dopo quattro buone partite col Cagliari era automaticamente diventato il nuovo Rodri. A furor di popolo, ormai popolino. Perché il ragazzo di sicuro promette bene ed è un buon centrocampista, ma niente di più. Almeno per ora. Invece una Nazionale ormai spoglia di fascino e talento si è concentrata sulla celebrazione di un giocatore che ha disputato appena 451 minuti in serie A. Il risultato? Debutto disastroso e critiche, ingiuste. Ci sta che all'esordio ci sia emozione, ci mancherebbe. E siamo sicuri che Romano diventerà anche un buon giocatore. Ma giocare all'esaltazione del poco fa male a lui, alla Nazionale e anche alla Roma. Cosa c'entra la Roma? Vi chiederete. Ve lo spieghiamo subito. In questa lunga settimana la cessione di Romano è stata vista come il grande errore di mercato di una squadra prima in classifica e con numeri mai visti. A cosa ci attacchiamo per criticare Gasp? Alla cessione di Romano. Al giochino ha partecipato implicitamente anche Roberto Mancini (lasciamo da parte per ora la considerazione sulla scelta etica e sportiva di richiamarlo in azzurro). L'attuale ct della Nazionale, infatti, in conferenza ha detto: "Romano lo conoscevo poco, ma mi ha colpito alla prima giornata di campionato e ho voluto vederlo. Credo possa essere importante per il futuro della Nazionale, gioca di prima ed è stato bravo Ranieri a segnalarlo”.
Perché cedere Romano è stata la mossa giusta, ma conveniva attaccare Gasperini. E la percentuale sulla rivendita c'è
Dimenticando che Romano in serie A ha esordito con Gasperini che quindi non lo riteneva così scarso. Poi però arriva il mercato, i bilanci, i conti da fare e le scelte da prendere in un reparto che lo avrebbe visto comunque come quinta scelta e con caratteristiche non proprio ideali per il gioco di Gasp. Cedere Romano per una cifra che arriverà a 9 milioni, bonus compresi con percentuale di rivendita (sì, c'è ve lo confermiamo), era in quel momento quasi obbligatorio. Il neo può essere il mancato diritto di recompra, questo è legittimo ricordarlo anche se inserirlo avrebbe abbassato di non poco la cifra finale. Ma in pochi giorni si era materializzato l'incubo di aver perso il nuovo De Rossi. E invece non è così. Lo diciamo per il bene di Romano che sicuramente avrà modo di dimostrare quanto vale anche in azzurro. Ma far passare Gasp per lo scemo del villaggio era in quel momento più importante che valutare lo stato emotivo di un giovane che fino a un anno fa giocava in Primavera. Bisognava dimostrare di aver vinto il braccio di ferro diplomatico con l'ostica Svizzera (povera Italia, ndr) più che capire che ci sono altri giovani che meriterebbero di giocare titolari in azzurro più di Romano. Ghilardi ad esempio, ma anche Tresoldi, Kayode e lo stesso Pisilli "prestato" all'Under 21. E invece per giorni si è parlato e scritto di Romano. Oggi qualcuno ha rimesso la penna a posto, e forse anche qualche pregiudizio.© RIPRODUZIONE RISERVATA