Roma, aspettando i Friedkin: le lunghe attese che fanno sfumare affari e arrabbiare tutti
Vacanze lunghe, video call, attese per gli sbarchi, aerei inviati e fatti tornare. Aspettando Godot, o meglio Dan. O se preferite Ryan. A Trigoria è cambiato tutto: allenatori, dirigenti, consulenti, giocatori. Tutti hanno lavorato in condizioni difficili e non lo hanno certo mancato di sottolineare in via ufficiale o ufficiosa. La costante è sempre la stessa: la lontananza dei Friedkin e i tempi eterni per chiudere qualsiasi tipo di trattativa. Così a un mese esatto dalla prima partita con la Fiorentina la Roma si ritrova con buchi dappertutto e tanta confusione. È successo ai tempi di Mourinho con i vari Xhaka, Mc Tominay o Marcos Leonardo. Poi si è continuato con Ghisolfi e De Rossi che all'ultimo secondo di mercato sono riusciti se non altro a prendere Konè e Saelemaekers (in prestito, proprio per il ritardo). Stesso iter con Massara e con i vari affari sfumati: da Rios a Sancho, ma la lista sarebbe ancora più lunga. E ora con Gasperini e D'Amico che avrebbero già portato a Roma Greennwood se non fosse per i tempi biblici della famiglia che a Roma vive poco e che probabilmente dopo anni non ha ancora capito che il mercato necessita di morsi fugaci, di trattative lampo e di corse sul tempo.
Maledetto tempo, quello che ha permesso al Fenerbahce di superare la Roma per Greenwood e all'Al-Hilal di irrompere su Summerville. E quando entrano in ballo certe cifre è inutile competere, almeno in Italia. Per questo bisogna ottimizzare. Due obiettivi sfumati, i preferiti da Gasperini. Che insieme a D'Amico aveva messo tutto in piedi, in attesa solo di una cosa: l'assegno della proprietà. Un copione che si ripete e che porterà ora sicuramente a una reazione, ma tardiva. Perché tra un mese inizia il campionato e i punti nelle prime giornate valgono quanti quelli di marzo o maggio. Alla Roma non manca solo l'ala sinistra (Nusa, la nuova telenovela). Nell'ordine non ci sono: due esterni bassi, un vice Malen e un altro esterno alto.Resta l'amaro in bocca di un continuo vorrei ma non posso. Prima per il settlement agreement, poi per il monte stipendi e ora per la concorrenza ormai esagerata dei club dell'est, estremo est. Insomma un alibi c'è sempre. Ma nell'anno del centenario e del ritorno in Champions speravamo fossero finiti. Maledetta speranza come cantava lo Stato Sociale. O forse no.
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