Forzaroma.info News AS Roma Editoriali Gasperini dopo Mou e De Rossi: le lacrime degli allenatori e l'indifferenza americana

Gasperini dopo Mou e De Rossi: le lacrime degli allenatori e l'indifferenza americana

Francesco Balzani
Le lacrime di Gasp sono diverse, nascono dalla situazione irreale di essersi ritrovato solo e aggredito (verbalmente si intende) in una città che non conosce ma di cui ha già capito tanto

Esasperazione, si chiama così. Ed è alla base delle lacrime di Gian Piero Gasperini al termine di una conferenza stampa perfetta nei modi e nei tempi e conclusa con un colpo di scena inaspettato. Un termine che deriva dal latino exasperare, composto da un ex intensivo e asper aspro. Comunica un parossismo di asprezza - il che, figuratamente, si traduce poi nell’aggravio di qualcosa o nel sommo logoramento e irritazione di qualcuno. Ma non sono le prime lacrime versate da un allenatore a Trigoria in questi anni. Ci sono state quelle di tristezza di Mourinho, all’uscita di una Trigoria in cui i Friedkin entrano poco e quando lo fanno non badano ai modi. E quelle, nascoste ma ci sono state ve lo assicuriamo, di frustrazione di De Rossi per un lavoro appena iniziato e interrotto per un paio di pareggi. Le lacrime di Gasperini sono diverse, nascono dalla situazione irreale di essersi ritrovato solo e aggredito (verbalmente si intende) in una città che non conosce ma di cui ha già capito tanto.

Si aspettava una difesa, un supporto. Non è ancora arrivato. E così al ricordo di Percassi il cervello ha collegato le due situazioni. Come quando ripensi a un ex amore importante mentre sei immerso in un rapporto tossico. Perché tutto ciò che è accaduto in questi mesi a Trigoria ha poco di sano. Ranieri ha sbagliato clamorosamente e per il bene della Roma (quello a cui ha sempre pensato sia chiaro) dovrebbe andarsene. Forse è quello che si aspettano i Friedkin imbarazzati tra il dover decidere tra il dirigente scelto (ma senza poteri) pochi mesi fa e il tecnico al quale hanno affidato un progetto a lunga durata. Gasp ha ricordato gli 8 anni al Genoa e i 9 all’Atalanta. Ha parlato di matrimoni felici, con inevitabili momenti di scontro. Succede. Ma i panni sporchi si lavano in famiglia e questo lo sa anche Ranieri. Questo non avviene alla Roma dove il dualismo è stato alla base dei fallimenti sportivi post Sensi. Tra figure d'ombra, zone grigie e telefoni amici. Tra la protezione del posto e non della Roma. Tra il non poter decidere e il volerlo fare. Manca un direttore generale vero, uno che si prenda le responsabilità concrete, non nascoste dal solito epiteto americano per una mansione che ancora nemmeno noi abbiamo capito.

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