De Marzi: "Stare con la prima squadra è un privilegio. L'Olimpico mi emoziona"
Giorgio De Marzi, portiere della Roma classe 2007, è stato protagonista della nuova puntata di "Dreaming Roma", il podcast giallorosso sui talenti del club. Il giovane della Primavera si è allenato stabilmente con la prima squadra durante la stagione, collezionando le prime esperienze con i "grandi". Ecco le sue parole.
Come sei entrato nella Roma? "Ho fatto prima un anno all'Acquacetosa perchè il gruppo qui a Trigoria doveva ancora fermarsi. Ho fatto quell'anno e dopo sono venuto qui. Del primo giorno ricordo tutto, ero andato con la borsa della mia società per fare il provino, che poi non è servito perchè mi hanno preso subito. I miei non erano appassionato di calcio, sono stato io a chiedere a loro di poter giocare a calcio, loro non volevano, soprattutto all'Acquacetosa che era molto lontano da casa mia".
Il portiere di adesso deve essere forse bravo con i piedi tanto forte con le mani? Si può dire?
"Secondo me no, per prima cosa il portiere deve saper parare. Non ci prendiamo un giro. È fondamentale, il ruolo è nato per quello. Poi col tempo si è evoluto ed è diventata anche secondo me una figura centrale e importante per la squadra, perché sei il giocatore in più che comunque consente alla squadra di fare possesso e cose del genere. Molto importante, una figura centrale proprio nel calcio di oggi».
Anche perché la costruzione dal basso è un po' recente come filosofia e si parte dal portiere ormai.
"Si parte dal portiere sì, inizia tutto dal portiere. Poi da bambino avevo quest'idolo, Neuer, che comunque era un portiere fuori dal normale, un po' strano a tratti, però mi ha sempre affascinato il suo modo, la sua presenza in campo, il suo modo di giocare con i piedi anche che è stato secondo me il primo a farlo così bene".
Dove pensi di poter migliorare?
"Allora, secondo me il gioco coi piedi è un aspetto che posso migliorare. Quest’anno è stato il primo in cui ho veramente sentito di far parte di un gioco di squadra in cui venivo molto utilizzato con i piedi. Mi sono migliorato tanto quest’anno, però credo che ci siano ancora molti margini di miglioramento".
Come gruppo sentite le pressioni? "No, io non credo che le altre abbiano sentito tutte queste pressioni, perché è importante il percorso e non solo dove si riesce ad arrivare. Al termine della stagione, ovviamente, se si riesce a vincere, è una soddisfazione personale e di squadra che rimane per sempre, secondo me. Abbiamo vinto due scudetti, Under 16 e Under 17. Prima avevamo vinto qualche torneo da bambini, ma sono emozioni veramente forti. Ti porti queste esperienze appresso, soprattutto perché le hai vissute con un gruppo che conosci da tanto tempo, con cui sei cresciuto, ed è bello coronare il tutto con una vittoria, soprattutto uno scudetto, che rappresenta l’impegno di tutto l’anno e tutti i sacrifici fatti".
La convocazione con gli Stati Uniti Under19.
"Eh, è stata veramente una bella soddisfazione. Rappresentare una nazionale è sempre il sogno di ogni bambino, e quella americana lo è stato anche per me, perché, come ho già detto, mi sento molto vicino allo stile di vita americano e sono nato negli Stati Uniti. È veramente un grande privilegio far parte della nazionale e essere stato convocato. Vorrei continuare con loro anche in futuro".
È l’anno della tua consacrazione? "Non mi sento di chiamarlo l’anno della consacrazione, però è l’anno in cui il mio ruolo e il mio modo di interpretarlo si sono consolidati. Stare in prima squadra è veramente un onore e un privilegio, un privilegio assoluto e immenso. Giocatori di livello internazionale, campioni del mondo: è un’esperienza che ti arricchisce davvero dentro".
Che rapporto hai con Svilar e Gollini? "Sono molto contento di questo. Siamo veramente un bel gruppo, anche con i due preparatori che abbiamo. Si è creato davvero un gruppo unito, dove si riesce anche a ridere durante l’allenamento. Spingiamo forte, spingiamo tanto, non ci risparmiamo niente, questo va detto, però quando abbiamo un momento di pausa, una risata fa sempre bene e rende l’allenamento più piacevole".
Chi calcia meglio? "Molti. Soulé, Dybala, anche Cristante ha un grande tiro, Pisilli. Potrei nominarli tutti".
Il clima dell’Olimpico ti sta facendo crescere? "Ogni volta che salgo dalle scalette è veramente un’emozione. Il riscaldamento, quando esco, la mia prima volta è stato davvero emozionante. Sono stato completamente concentrato davanti a tutta questa gente. Sì, bellissimo, veramente emozionante. È difficile da descrivere a parole, soprattutto per un ragazzo che è sempre stato a Roma. È una grande soddisfazione".
Che significato ha la maglietta della Roma?
"Ha un significato speciale e sono qui da qualche anno, però da quando ero veramente bambino mi ha accompagnato in tutti questi anni. La Roma è sempre stata un elemento importante nella mia vita, anzi fondamentale, perché c’era mia famiglia e la Roma. Sarebbe stato difficile fare altrimenti. Sono molto contento di stare qui: è veramente una cosa speciale indossare la maglia della Roma. Ogni tanto dobbiamo ricordarcene, perché a volte ci si dimentica, ma è importante tenerlo a mente".
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