De Martino: "Il mio esordio fu indimenticabile, ho avuto la fortuna di giocare con dei veri campioni"
L'onore di esordire con la magli giallorossa direttamente in una competizione prestigiosa come la Champions League è un vanto di pochi, tra questi sicuramente spicca Daniele De Rossi ma tra loro c'è anche Raffaele De Martino che ad AS Roma Match Program ha raccontato le emozioni che provò nel trovarsi difronte proprio il Bayer Leverkusen al suo esordio romanista:
I ricordi di quella giornata?
"Molto belli. Fu una cosa inaspettata che maturò per un infortunio improvviso a Perrotta. Il mister in mattinata mi comunicò la scelta di impiegarmi e da lì cominciai ad avere un po’ di ansia. Tuttavia, in campo scesi tranquillo e alla fine non perdemmo la partita come invece capitò negli altri match del raggruppamento. Finì 1-1 in un Olimpico deserto, a porte chiuse. Quello fu l’unico pareggio che la Roma fece in un girone amaro di sole sconfitte".
Cosa ha rappresentato per te la Roma?
"È stata la mia madre calcistica. Mi ha adottato nel vero senso della parola quando avevo tredici anni. Io sono di Nocera Inferiore, arrivai a Trigoria giovanissimo e lì feci tutta la trafila fino alla prima squadra. Fino all’esordio in Champions in quella sera di novembre. Successivamente, in campionato, giocai per la prima volta a San Siro contro il Milan. Roma ha rappresentato la base della mia vita. Mia moglie è di Latina, ho tanti amici romani, vivo nella Capitale molti giorni pure ora che gioco a Rimini".
Lei nel gennaio 2005 si svincolò dalla società giallorossa. Rifarebbe questa scelta?
"Non saprei rispondere. Sicuramente, se potessi tornare indietro tante cose le avrei fatte diversamente. Magari fui consigliato male da chi all’epoca aveva la mia procura. Comunque, dopo Bellinzona andai all’Udinese, che a sua volta mi girò in prestito al Treviso. Collezionai una trentina di presenze tra Treviso e Udinese in Serie A trovando pure la convocazione in Under 21. Il problema arrivò dopo…".
Quale fu il problema?
"Mi infortunai seriamente alla gamba da tesserato dell’Udinese. Con un contratto in essere con il club friulano, fui costretto a rescindere l’accordo. E lì trovai l’offerta dell’Avellino retrocedendo di categoria. Accettai, ma passare dalla Serie A alla B non è mai il massimo. Inoltre, fisicamente recuperai una buona condizione, ma non riuscii mai a tornare al top assoluto".
Qualche rammarico?
"No, affatto. Sono soddisfatto di quello che ho avuto. Sarò sempre grato alla Roma che mi ha permesso di vivere di questo lavoro. Sono felice di aver vissuto certe esperienze e di aver conosciuto gente che ha fatto la storia di questo sport".
Si parla di Totti e De Rossi, tuttora nella rosa di Garcia?
"Esatto. Francesco era il capitano all’epoca, per lui parlano i numeri. Con Daniele ci siamo incontrati lo scorso anno a Cesena quando lui venne a giocare al “Manuzzi” con la Roma. Peraltro, in quell’occasione segnò il gol della vittoria. De Rossi è stato un compagno importante ai tempi della Roma. Mi riempiva di consigli in campo e fuori. È un uomo di grande spessore".
Oggi a Rimini?
"È una realtà tranquilla, che permette di esprimersi al meglio. Sto qui da due anni, sono stato ingaggiato nel 2014 per riportare la società a livelli più consoni. La scorsa stagione militavamo in Serie D. Abbiamo vinto il campionato e ora siamo in Lega Pro. Non è la Champions League, ma ho la fortuna di fare questo lavoro e tanto mi basta. Poteva dirmi peggio nella vita".
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