Cobolli e la testa sempre alla Roma: cosa c’è dietro la sua passione giallorossa
Non si è mai nascosto. Non l’ha mai fatto. Ma la sua passione è sempre più evidente. Quasi viscerale. Flavio Cobolli ama la Roma. E lo dice spesso. A parole. E a gesti. A Parigi sta conquistando il pubblico con il suo tennis: è ai quarti di finale del Roland Garros. E anche lì, la Roma non manca mai. Nella vittoria di ieri ha voluto ricordare il suo legame con i colori giallorossi. Qualche giorno prima, un inchino alla Mancini in segno di esultanza. Frammenti giallorossi sparsi nella sua quotidianità. E sempre condivisi apertamente. "La Roma è la mia fede", aveva detto tempo fa. "Come una mamma". Ma da dove nasce tutto questo? Dalla famiglia. Dalle amicizie. Il padre lo ha cresciuto nel segno della Roma. Lo portava allo stadio. Gli ha trasmesso la passione per il club. Poi le amicizie, come quella con Bove, con cui condivide il tifo giallorosso.
E poi il calcio. Uno sport che praticava da ragazzo, da terzino, prima di scegliere il tennis. Non ha mai smesso però di vivere la Roma. Anche per Ranieri: è andato in aeroporto ad accoglierlo al suo (ultimo) ritorno in giallorosso. E le sue parole raccontano tutto. "Credo potrei rinunciare a qualsiasi cosa. Il giorno della vittoria in Conference League con Mourinho sono stato eliminato al primo turno di un torneo, e a saperlo non sarei neanche andato a giocare. A Montecarlo sono uscito all’una di notte: cinque ore dopo ero all’Olimpico per un derby. Quando ho perso con Alcaraz al Roland Garros, il giorno dopo ero a Budapest per la finale di Europa League". In poche parole, una scelta chiara. Meglio la Roma di tutto. Anche di uno Slam. E allora la domanda resta aperta: se dovesse arrivare il miracolo a Parigi, cosa sceglierebbe davvero Cobolli? Uno Slam nella storia. O uno scudetto della sua Roma.
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