Forzaroma.info News AS Roma Cicinho a FR: "Roma, puoi farcela con il Real Madrid. Endrick vai subito da Gasp!"

Cicinho a FR: "Roma, puoi farcela con il Real Madrid. Endrick vai subito da Gasp!"

Federico Grimaldi
Il brasiliano è doppio ex: "Il Real è sempre favorito ma sta vivendo un momento di instabilità. La Roma, invece, è in grande slancio. E su Mourinho..."

Agosto 2007. Più precisamente il 22. La Roma piazza un colpo sensazionale. Dal Real Madrid sbarca nella Capitale un terzino tra i migliori del suo ruolo. Si chiama Cicinho. Ad accoglierlo ci sono più di 500 tifosi, e lui se li prende subito. Spalletti lo mette nel 4-2-3-1 e il brasiliano ci mette poco a ingranare. Si trova alla perfezione. Gioca, convince, fa sognare. In giallorosso conquista anche due titoli, una Coppa Italia e una Supercoppa. Poi gli infortuni. E nel 2012, a scadenza di contratto, l'addio. Ma Roma non l'ha mai dimenticata. Come il Real. Due squadre che porta ancora nel cuore. Ed è proprio a ridosso della super sfida di mercoledì all'Olimpico che l'ex terzino ha parlato in esclusiva ai microfoni di Forzaroma.info. Di Gasperini, di Mourinho e di quello che si aspetta dalla partita. E non solo.

"Roma, faccio ancora il tifo per te. E per battere il Real..."

Cicinho, come sta? È passato tanto tempo da quando ha lasciato Roma. Quando ripensa a quegli anni, che posto occupano oggi nella sua vita? Segue ancora la Roma? "Sto bene, grazie. Vivo a San Paolo e sono molto felice della mia carriera da commentatore televisivo in Brasile. Il periodo alla Roma lo ricordo come, forse, la fase più importante della mia vita. È stato lì, in Italia, che ho conosciuto mia moglie Marry e ho scoperto di avere una malattia, l'alcolismo, legata alla depressione. Con il suo aiuto è stato un punto di svolta sotto molti aspetti, e sono riuscito a riprendermi. Provo un enorme affetto per la Roma e per il modo amorevole in cui sono sempre stato trattato, anche quando attraversavo tanti problemi fuori dal campo che, all'epoca, non riuscivo a comprendere. Seguo ancora la squadra e mi considero un tifoso giallorosso."
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Lei conosce Mourinho, anche se non è mai stato allenato da lui, e conosce molto bene Roma. Ora José torna all'Olimpico da avversario: come immagina quella partita per lui dal punto di vista emotivo? E soprattutto, crede che la Roma possa battere il Real Madrid? "Mourinho è noto per la sua straordinaria capacità di coinvolgere e motivare tutti, dai giocatori alla stampa fino ai tifosi. Alla Roma, un club con una tifoseria così appassionata, non è stato diverso, e ricordo che molti non volevano che se ne andasse. Sono sicuro che provi una grande gratitudine verso il club. Quanto alla partita, il Real Madrid è favorito, non si può negare, ma sta attraversando un momento di grande instabilità. La Roma vive forse il suo momento migliore da molti anni, con una stabilità importante, e deve sfruttare questo slancio per ottenere un grande risultato."

Lei che da terzino ha affrontato grandi campioni, come proverebbe a fermare Vinicius e Mbappé? C'è un consiglio concreto che darebbe a Gasperini e ai giocatori della Roma per avere possibilità di vincere? "Il calcio è un gioco di squadra, non individuale. La Spagna lo ha dimostrato al Mondiale, riuscendo a neutralizzare Mbappé, Olise e Messi con un gioco intelligente e solidale, cercando sempre la superiorità numerica e sfruttando gli spazi che si creavano. Il consiglio è molto semplice: quando tutti e 11 i giocatori seguono il piano, le cose funzionano. Quando lo fanno soltanto in 9 o 10, ci sono molte possibilità che tutto vada storto. Per essere competitivi, soprattutto contro avversari che non ti concedono il minimo errore, bisogna seguire fino in fondo il piano tattico di Gasperini, senza mai tirarsi indietro."

Lei è stato un terzino molto offensivo e oggi alla Roma c'è Gasperini, un allenatore che chiede moltissimo ai suoi laterali e ai suoi quinti. Le sarebbe piaciuto essere allenato da lui? E pensando al Cicinho dei suoi anni migliori, cosa crede che Gasperini avrebbe potuto tirare fuori da lei? "Ero un terzino molto offensivo e mi sentivo particolarmente a mio agio quando potevo giocare da quinto di centrocampo, con un sistema a tre centrali che mi garantiva copertura. Nel São Paulo, nel 2005, ho giocato così e siamo diventati campioni del mondo. Quella stagione ho segnato 11 gol e servito 27 assist. Mi sarebbe piaciuto moltissimo essere allenato da Gasperini, perché vedo, con Lulli, Molina e Wesley, che nel suo sistema i terzini fanno praticamente da ali: partecipano poco alla costruzione dal basso, ma hanno grandi responsabilità nell'avviare il pressing nella metà campo avversaria e nell'attaccare la profondità. Sarebbe stato, senza dubbio, un matrimonio perfetto."

Quando vede giocare Wesley, si riconosce nel giocatore che è arrivato a Roma? In cosa vi somigliate e c'è qualcosa che secondo lei Wesley fa già meglio di quanto facesse lei alla sua età? Fin dove crede che possa arrivare con Gasperini? "Wesley ha una caratteristica che avevo anch'io e che è tipica di molti calciatori brasiliani cresciuti nel calcio di strada, in un ambiente più duro e informale: non considerare mai perso nessun pallone. Per lui non è mai finita ed è un vero motore per la squadra. Penso che, se riuscirà a mantenere un po' più di calma sotto porta, i suoi numeri cresceranno moltissimo. Ha tutte le qualità per riuscirci. Grazie alla sua versatilità, che gli permette di giocare altrettanto bene a sinistra e a destra, credo che diventerà un giocatore che qualsiasi allenatore vorrebbe avere in squadra e che possa arrivare a essere uno dei migliori al mondo nel suo ruolo."

"Se fossi Endrick, andrei subito alla Roma"

Si parla molto di Endrick e di un possibile arrivo alla Roma. Lei ha vissuto prima il passaggio dal Brasile al Real Madrid e poi quello da Madrid a Roma. Se oggi fosse al suo posto, sceglierebbe di restare a Madrid aspettando la sua occasione o cercherebbe una squadra dove giocare con continuità? E, sinceramente, crede che Roma possa essere il posto giusto per lui? "Se fossi Endrick, andrei alla Roma senza pensarci due volte. Credo che anche il Real Madrid dovrebbe prendere in considerazione questa possibilità, perché sarebbe molto positiva per lui. Un giocatore con il suo talento ha bisogno di stare in campo, non di arrugginirsi in panchina. Ha ancora molto da imparare e penso che si adatterebbe molto bene allo stile energico e all'intensità del gioco di Gasperini."

Totti ha raccontato di recente che, quando è arrivato Dybala, non si è sentito a suo agio nel cedergli la maglia numero 10. Lei ha giocato con Francesco e conosce molto bene il peso di quella maglia a Roma: crede che Dybala meritasse di indossarla? E pensa che oggi esista un giocatore in grado di raccogliere davvero l'eredità del 10 di Totti? "Il Capitano ha dato alla maglia numero 10 della Roma un significato diverso, che va ben oltre il calcio e sconfina nella magia. Sono stati 24 anni di devozione alla maglia giallorossa, durante i quali ha portato la professionalità e la dedizione a livelli altissimi e, soprattutto, ha ricordato a tutti nello spogliatoio che avevano il dovere di rappresentare quella tifoseria. Anche Dybala è, come si dice in Italia, un fantasista, un giocatore capace di far sognare i tifosi, e ha già dimostrato un grande attaccamento al club, arrivando persino a rifiutare offerte economicamente più vantaggiose. Penso che la numero 10 sarebbe in buone mani con Dybala, ma dobbiamo fare pace con l'idea che non troveremo mai più un altro Totti."

Lei segue anche il campionato italiano: crede che questa Roma possa lottare fino alla fine per lo scudetto? Cosa la convince di più della squadra di oggi e cosa crede che le manchi ancora per diventare una squadra da titolo? "Sì, ci credo, ma mi sembra che il progetto Roma-Gasperini sia ancora in fase di crescita e che possa raggiungere il suo apice forse nella prossima stagione, a patto di riuscire a trattenere i giocatori più importanti, come Manu Koné, e di continuare a rinforzarsi bene sul mercato. L'undici titolare della Roma è eccezionale, ma credo sia necessario aumentare la profondità della rosa. Il secondo tempo contro l'Inter ne è stato un esempio. Sono partite come quella a decidere lo scudetto, non soltanto per i punti in classifica, ma anche per il messaggio che trasmettono alle avversarie."

"La vera felicità sta nelle cose semplici": oltre il calcio, la nuova vita di Cicinho

In una delle sue ultime interviste ha detto una frase molto forte: "Non vedevo gioia in niente". Oggi, invece, cosa le dà gioia nella vita di tutti i giorni? Com'è la vita di Cicinho lontano dal calcio? Si sente davvero felice? "Poter stare con Marry e i miei figli, vederli crescere. La vera felicità sta nelle cose semplici, nella possibilità di godersele senza fretta e con la mente serena, per vivere appieno questi momenti così belli. Questo è il vero lusso della vita, non le macchine, le feste o i riflettori. Sono tutte cose effimere, che spesso hanno un prezzo difficile da pagare."

E le faccio l'ultima domanda, forse la più difficile: ha giocato nel Real Madrid, nella Roma, con il Brasile, ha vinto titoli e ha vissuto tutto ciò che un bambino può sognare. Ma il calcio l'ha reso davvero felice, qualche volta? Non parlo di titoli, soldi o fama: le ha mai dato quella felicità che oggi dice di aver ritrovato nella sua vita? "Sì. Vengo da una famiglia umile e da una piccola città dell'entroterra. Guardavo il São Paulo di Telê Santana, Raí, Cafu e Cerezo diventare campione del mondo per due volte e sognavo di indossare quella maglia. Il calcio mi ha dato la consapevolezza che, lavorando duramente, avrei potuto realizzare il mio sogno. E così ho indossato la maglia della squadra che amavo, sono diventato campione del mondo e un idolo per i tifosi. Ho giocato nel Real Madrid e nella Roma, ho disputato un Mondiale con la nazionale brasiliana e ho potuto migliorare la vita della mia famiglia. Se non avessi attraversato tutto quello che ho passato, oggi non sarei l'uomo che sono."

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