Di Francesco: “Monchi non dorme, ma non voglio una rosa affollata. Servono giocatori giusti”

Di Francesco: “Monchi non dorme, ma non voglio una rosa affollata. Servono giocatori giusti”

Il tecnico giallorosso dopo la vittoria col Barcellona: “Abbiamo sofferto il loro palleggio, ma siamo venuti fuori alla distanza. Dobbiamo lavorare sulla continuità di pressione e sulla condizione”

di Redazione, @forzaroma

DALLAS – Seconda uscita americana per la squadra di Eusebio Di Francesco, che all’AT&T Stadium di Arlington ha sconfitto per 4-2 il Barcellona. Il tecnico giallorosso, al fischio finale del match, ha commentato la prestazione della Roma in conferenza stampa:

Abbiamo trovato davanti una squadra brillantissima rispetto a noi dal punto di vista fisico, specialmente nei primi 15-20 minuti dove abbiamo avuto grosse difficoltà. Eravamo sporchi nel palleggio e cercavamo poco la verticalità, cosa che abbiamo fatto invece in gran parte del primo tempo. Lì la squadra mi è piaciuta. Siamo ripartiti così e così nel secondo tempo, dopo tutti i cambi abbiamo fatto sicuramente meglio.

Su Malcom. Ha la sensazione che la Roma abbia perso un ottimo giocatore? Come ha vissuto tutta la situazione?
L’ho vissuta con grande tranquillità. E’ un ottimo giocatore e se l’ha preso il Barcellona significa che avevamo visto bene anche noi. Buona fortuna a lui, anche se io sono contento di quelli che ho. Se Malcom ha scelto il Barcellona non possiamo farci niente.

Qual è la conclusione maggiore che trae da questa partita?
Diventano dei giudizi che riesco a dare individualmente. E’ ovvio che in questo momento del ritiro la nostra condizione non è ottimale. Il Barcellona sicuramente era più brillante e si è visto, noi abbiamo giocatori più di fisicità e abbiamo subito la qualità del loro palleggio. Alla distanza siamo venuti fuori sia nel primo che nel secondo tempo e questo simboleggia la diversità anche della tipologia di calciatori che abbiamo. Sono sereno, se oggi avessi una squadra brillante sarei più preoccupato. Capisco le difficoltà, potevamo fare qualcosa di più a livello tattico, sia con il pallone che senza.

Cosa ne pensa dello stadio dei Dallas Cowboys?
Si vedeva che era sintetico il campo. E’ uno stadio spettacolare, mai visto uno stadio così bello. E’ stata un’ottima cornice di pubblico ed è stata una bella esperienza venire qui a Dallas.

La Roma come può ripetere la grande stagione dello scorso anno?
Con la grande voglia di continuare a crescere e migliorare, facendo crescere i giocatori arrivati, soprattutto i giovani. E’ giusto avere l’ambizione di migliorarsi, è ovvio che non abbiamo una ricetta. Abbiamo solo il lavoro, il lavoro e il lavoro, la continuità e l’adattamento di tutti i calciatori che sono arrivati.

Rispetto alla partita contro il Tottenham il suo concetto di pressione è quello che sta cercando più di ogni altra cosa?
Sì, è un concetto che può anche far male in questo momento. Non essendo brillanti si può arrivare anche in ritardo o con poca lucidità nella scelta della pressione. In questo dobbiamo lavorare, ma ci sta perché sbagliando si cercano di migliorare determinati concetti. Tante cose sono state fatte bene, altre con tempi sbagliati. Ma lo sapevo che sarebbe andata così, contro una squadra che ha grande qualità nel palleggio e poteva metterci in difficoltà. L’hanno fatto a tratti, dove noi siamo stati invece molto bravi quando abbiamo cercato immediatezza nella profondità, che deve essere la nostra forza specialmente contro squadre che aprono molto il gioco.

Siete vigili sul mercato. Ma può arrivare un giocatore solo se ne parte un altro o può arrivare un giocatore in più?
Io credo che non dobbiamo affollare la rosa. Bisogna essere intelligenti in quello che facciamo, il direttore Monchi non dorme. L’ho rivisto oggi dopo tanto tempo, stanco perché sta lavorando tantissimo. Ci stiamo guardando attorno e stiamo valutando ma gran parte della squadra c’è. Abbiamo fatto valutazioni a 360 gradi senza avere grandissima fretta, anche perché il mercato chiude tra un po’. Io non voglio avere 30 giocatori, diventa difficile poi. Bisogna avere i giocatori giusti, dove tutti possono avere la possibilità.

La tua squadra è molto propositiva, ma c’è l’impressione che se non partecipa tutta allo stesso modo può sbracarsi da un momento all’altro. E’ un problema che avverti?
E’ il problema di una squadra che quando vuole fare qualcosa in questo momento la esaspera come concetto. Il che va anche bene. La capacità adesso è di modulare questo tipo di aggressione, la voglia di andare, di fare insieme. A volte può andare anche benissimo, ma perdi un contrasto e salta tutto il meccanismo. Diventa sottile il confine tra farlo bene o male. Dobbiamo lavorare, ma sono contento perché la convinzione nel fare questo tipo di gioco è fondamentale quando si affrontano questo tipo di squadre. C’è stata questa grande qualità durante gli allenamenti da parte dei ragazzi, che mi sono piaciuti tutti davvero tantissimo, hanno grande abnegazione. E’ ovvio che poi non sempre tutto ci riesce bene, ci sta ma accadrà anche in futuro. Io dico sempre che la squadra che fa meglio è quella non che non sbaglia affatto, ma che sbaglia meno e noi a questo dobbiamo mirare.

 

 

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