Un gol per entrare nel mito

Un gol nella stracittadina romana può regalare l’immortalità. Anche se dopo quasi 50 anni in pochi si ricordano di te

di Redazione, @forzaroma

Se segni all’Olimpico tocchi il cielo con un dito, ma se lo fai in un derby, evidenzia Marco Calabresi su La Gazzetta dello Sport, diventi immortale. Anche se dopo quasi 50 anni in pochi si ricordano di te. Nella storia ci sono tantissimi esempi.

Segnando la rete decisiva nei minuti finali, la speranza che – pronunciando il tuo nome – al tifoso scorra un brivido aumenta: 18 marzo 1979, il giorno di Aldo Nicoli, bolognese laziale. La corsa sotto la Nord, la Lazio che vince 2-1. Stesso risultato del derby dell’anno dopo, ma stavolta ride la Roma: l’uomo del 2 marzo 1980 (il primo derby dopo la tragedia di Paparelli) è Paolo Giovannelli, che con la maglia giallorossa in Serie A non segnerà più. Non segnò più con la Roma neanche Sergio Ferrari (Coppa Italia del 1968), ma basta e avanza.

Altri esempi più recenti: Giovanni Piacentini, modenese, un destro al volo da fuori area sotto la Sud, che non servì alla Roma per vincere il derby del 24 ottobre 1993, perché pareggiò Fabrizio Di Mauro, che due anni prima nella Roma ci giocava. O Lucas Castroman, anche lui di destro, anche lui sotto la sua curva, la Nord: il 29 aprile del 2001, con l’ultimo tiro utile, rallentò la corsa allo scudetto della Roma. Lo avrebbe conquistato comunque ma no, io non te lo faccio vincere facilmente. Una meteora l’argentino, non Guerino Gottardi, che con la Lazio segnò poco, ma nei giorni giusti. Come il 21 gennaio 1998, l’ultimo dei quattro derby vinti dalla Lazio nella stagione perfetta.

Si arriva poi al terzo millennio: a Julio Baptista, Marco Cassetti, Fabio Simplicio da una parte, il già citato Castroman, Valon Behrami e Massimo Mutarelli (che chiuse un 3-0 del 2006) dall’altra, fino ai giorni nostri. A Senad Lulic, Federico Balzaretti e Mapou Yanga-Mbiwa, che ieri al match program della Roma ha svelato che vedrà la partita «perché la Roma gioca alle 3 e noi (il Lione, ndr) la sera».

 

 

 

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