Raid a Campo de’ Fiori. Due ultrà romanisti condannati a 5 anni

di finconsadmin

(Gazzetta dello Sport – A.Catapano) Quella notte, scendendo da un autobus, Francesco Ianari, detto Francone, si rivolse all’autista con imprudente spavalderia: «Eh, domani lo vedrai chi so’ io». A lui, invece, bastarono pochi minuti per capire che guaio aveva combinato. Il conducente del notturno lo segnalò alla polizia e poco dopo una volante lo fermò. Ianari, 28 anni, venditore ambulante a San Giovanni, ultrà romanista già destinatario di un Daspo, aveva appena partecipato al raid di Campo de’ Fiori: quindici minuti di follia contro un gruppo di tifosi inglesi che bevevano una birra nel pub Drunken Ship. Era il 22 novembre di un anno fa, vigilia di Lazio-Tottenham. 

 

LE CONDANNE  Ieri, il giudice Giorgio Egidi della IX sezione penale del tribunale di Roma ha condannato Ianari a quattro anni e cinque mesi di reclusione. E al suo amico e complice Mauro Pinnelli, detto Recchia, 27 anni, operaio del quartiere Alberone, pure lui romanista, è andata perfino peggio: cinque anni e sei mesi, quanto chiesto dal pm Luca Tescaroli. Al Pinnelli, che pure dei due era quello incensurato (anche se nella sua abitazione furono trovati otto coltelli e un tirapugni), il giudice ha riconosciuto le aggravanti: più di un teste nel corso del processo ha dichiarato di avergli visto addosso un pugnale.

 

 

I FATTI  Due condanne pesanti, ma sproporzionate rispetto a quanto accadde quella notte: tredici tra tifosi inglesi e avventori statunitensi e italiani furono feriti, uno in modo molto grave (Ashley Edward Mills, accoltellato all’arteria femorale destra, operato d’urgenza e dimesso solo il 3 dicembre); un intero pub venne devastato (danni per 18000 euro); una piazza centralissima di Roma andò nel panico; e la capitale d’Italia fece un’altra figuraccia mondiale anche per le implicazioni politiche e razziste della vicenda (poi rivelatesi marginali). Qualche mese dopo, a febbraio di quest’anno, furono arrestati due ultrà laziali e un cittadino romeno (quest’ultimo per un errore di persona). Sembrava una svolta nelle indagini, che poi, però, non sono riuscite a dimostrare il ruolo nel raid dei sostenitori laziali, l’appartenenza di molti degli aggressori all’estrema destra, la motivazione antisemita alla base dell’aggressione (ma più di un testimone ha raccontato di aver udito il grido «Ebrei di merda»).

 

 

 

«VIOLENZA CIECA» Che fu il tentativo di una mattanza lo riepiloga il pm Luca Tescaroli nella sua requisitoria, quando parla di una «selvaggia aggressione violenta nella quale si è rivelata l’esistenza di un’umanità vile che ha voluto sfogare le proprie pulsioni beluine nel cuore della Capitale». «L’azione si è sviluppata per circa dieci-quindici minuti – descrive ancora il pm –, secondo schemi di attacco premeditati e tipici della guerriglia urbana (irruzione con lancio di fumogeni o gas asfissianti, aggressione con coltelli, bastoni, mazze ferrate, bottiglie e gambe di sedie spezzate), con una violenza cieca e inaudita».

 

 

GLI ALTRI PROCESSI  Le condanne di ieri seguono di qualche giorno quelle con rito abbreviato inflitte a quattro laziali (da un anno e otto mesi a tre anni) per gli incidenti dell’ultimo derby, mentre per gli ultrà (laziali e romanisti) protagonisti degli scontri della stracittadina dell’8 aprile (in cui rimasero feriti 16 agenti), domani comincerà il processo per direttissima. Il pm (anche in questo caso Tescaroli) potrebbe contestare agli imputati il reato di associazione a delinquere.

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