Pjanic torna a suonare. Il piccolo Mozart vola alla conquista di Roma

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – A.Pugliese) Il pianista è tornato a suonare. Note sublimi, le stesse che a Lione gli erano valse il soprannome di piccolo Mozart, per l’abilità e l’eleganza di ogni sua giocata. Lo stesso spartito che lunedì ha suonato all‘Olimpico, quando ogni volta che toccava palla sembrava muoversi con la leggerezza di una libellula. Eppure, a ripensare che solo un mese fa Pjanic era ai margini della squadra vengono quasi i brividi. L’11 novembre, il giorno di Lazio-Roma, il bosniaco toccò il momento più difficile della sua storia romana, con tanto di insulti a Zeman. Cinque gare dopo, è il pianista che rende sublimi le giocate del boemo (che il prossimo anno può avere il giovane Marciel, 17 anni).
METAMORFOSI  «Non conosco un solo giocatore felice quando resta fuori, ma il mio rapporto con Zeman è molto buono — aveva detto Miralem sabato scorso a L’Equipe — Nel periodo in cui non giocavo ho lavorato di più per dimostrare al mister che non mi arrendo. E credo che lui lo abbia capito». È andata proprio così, tanto che lo stesso Zeman si è ricreduto sul Pjanic esterno alto d’attacco, passando da un «secondo me lì non ci può giocare, non renderebbe come potrebbe» a un «mi sono reso conto che può fare quel ruolo e anche molto bene». Del resto, Pjanic arrivò a Roma con l’etichetta del trequartista, anche se a Lione, nel 4-3-2-1 di Claude Puel, giocava spesso nei tre di centrocampo, con licenza di offendere. Tanto che spesso e volentieri veniva spostato avanti, tra i due trequartisti a supporto della punta.
POSIZIONE  «Trequartista o intermedio, per me conta rimanere al centro del gioco», disse Mira appena sbarcato a Roma, più di un anno fa. E con quei piedi lì, al centro del gioco deve starci. Sempre. Ma in quest’anno e mezzo di romanità, si è sempre discusso tanto sulla sua posizione di massima efficacia, fino ad arrivare alle dichiarazioni dello stesso Zeman di lunedì sera. «Pjanic ha grande qualità come giocatore. Certamente si presenta meglio in fase offensiva, mentre in quella difensiva ancora gli manca qualcosa…». Insomma, in perfetto stile-Zeman, il boemo non si accontenta mai e quella fase difensiva è cilò che gli rimprovera dall’inizio della stagione, il suo tallone d’achille. Pjanic, però, non è che non difende, ma lo fa diversamente: in seconda battuta, sulle linee di passaggio avversarie. Certo, se ci si aspetta che morda le caviglie dell’avversario o che abbia doti di interdizione, allora no. Anche perché in quel caso, altro che Iniesta…
FIDUCIA Cinque partite dopo, dunque, la vita calcistica di Pjanic è tutta un’altra cosa. Certo, per chi è fuggito dalla guerra da bambino («Avevo due anni. I primi tempi sono stati difficili, ci ha salvato il calcio: mio padre ebbe i documenti per restare in Lussemburgo perché giocatore», ha detto il bosniaco) ed è cresciuto solcando l’Europa, l’abitudine a superare i problemi è innata. «Sto lavorando bene, ho la fiducia dell’allenatore che mi dà la libertà di esprimermi — ha detto lunedì sera —. E poi mi sento bene fisicamente, tecnicamente mi riesce di fare tutto quello che voglio. Non voglio fermarmi». Non si fermerà, il piano è pronto per conquistare Roma per sempre.

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