Perotti, dalle fatiche al Boca al sogno di far fuori il Real

L’Italia ha fatto rinascere Perotti. C’è un segreto? «No, nessuno, è solo che non ho avuto tanti infortuni. Ora sto bene, ma so che si può migliorare e devo farlo sul piano dei gol segnati perché, anche se la mia dote è quella degli assist, sono un attaccante»

di Redazione, @forzaroma

Si dice che il Santiago Bernabeu faccia paura. Non a tutti però, perché la storia di Diego Perotti comincia nel centro malfamato di Moreno, a 25 km da Buenos Aires, in cui — come ha raccontato lui stesso — «le guide consigliano di andare solo armati». Abbandonato dal padre Hector, calciatore, che vinse la Libertadores col Boca nel 1978, proprio in quel club Perotti Jr. è cresciuto, rimanendo però vittima di una sorta di feroce bullismo che gli ha fatto dire: «Dai 12 ai 14 furono anni di autentico calvario. Non ricordo un solo giorno che non mi facevano stare male».

Ad incepparsi spesso sono i muscoli di Diego che — tra Boca e Siviglia — si infortuna di continuo. «Non c’è un muscolo delle gambe che non mi sia lesionato — ha detto a “El Confidencial” —. Mi fecero tutti gli esami possibili, non sapevo se poteva essere un problema psicologico. Se mi avessero detto che era una stregoneria, ci avrei creduto». A credere altro invece fu un ultrà sivigliano che, avuto il suo numero di telefono, lo stalkerizzava accusandolo di «dolce vita», riporta Massimo Cecchini su “La Gazzetta dello Sport“. Un giorno però l’argentino lo affrontò insieme a due suoi compagni di squadra. Credette che tutto fosse finito, ma sbagliava. Il tifo organizzato gli si rivoltò contro, tanto da rendergli la vita impossibile. Poi l’Italia: Genoa e Roma, «anche se la scorsa estate mi ha telefonato Mancini dicendomi che all’Inter cercavano i soldi per avermi», ha spiegato a «Goal.com».

Una cosa però è certa: l’Italia ha fatto rinascere Perotti. C’è un segreto? «No, nessuno, è solo che non ho avuto tanti infortuni. Ora sto bene, ma so che si può sempre migliorare e devo farlo sul piano dei gol segnati perché, anche se la mia dote è quella degli assist, sono un attaccante». Visto che si va a caccia di rimonte, il pensiero va a quella sfiorata a marzo dallo Schalke 04, che perse 2-0 in casa e vinse 4-3 al Bernabeu.

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