Ora il duello pare Conte-Garcia ma occhio a rimonte e sorprese

di finconsadmin

(Gazzetta dello Sport – A.Schianchi) Il bello sta nell’imprevisto. Chi puntava (come da logica) su Verona, Milan e Napoli non aveva fatto i conti con Lazarevic, Perin (e Gilardino) e l’immenso Cassano. Gli antipasti di giornata consegnano alla cronaca la gioia del Chievo, il sudore giustamente premiato del Genoa, la rabbia di Balotelli che fallisce un altro rigore, e la felicità del Parma che sbanca Napoli. Il campionato spedisce messaggi di preoccupazione su Benitez (seconda sconfitta consecutiva) e su Allegri (non vince da 5 turni). A Napoli, è inevitabile, cala l’entusiasmo: la sfida di martedì a Dortmund rischia di essere già lo spartiacque della stagione. A San Siro c’è contestazione, i tifosi attaccano giocatori e dirigenti: ambientino surriscaldato, l’allenatore è sempre in bilico e la trasferta di Champions a Glasgow è dietro l’angolo. Mettiamola così: ci sono stati momenti migliori…
Dopo l’antipasto, ecco le «portate» pesanti. L’attenzione si sposta sul duello di testa: Roma contro Juve. Separate da un punto in classifica, le squadre di Garcia e di Conte sono, al momento, il meglio espresso dal calcio italiano. Per qualità tecniche, per invenzioni tattiche e per potenza atletica i giallorossi e i bianconeri hanno dimostrato di possedere una marcia in più. Logico, adesso, pensare che lo scudetto possa essere «cosa loro», ma guai a trarre conclusioni affrettate: c’è spazio per le sorprese, per le rimonte e, di conseguenza, anche per i crolli.

 

La Juve, oggi pomeriggio, s’infila in una tana pericolosa: il Livorno non è mica il Barcellona, d’accordo, la forza dei bianconeri è decisamente superiore, però le sfide contro le cosiddette «provinciali» nascondono sempre qualche trappola. A questo si aggiunga che a Conte mancano parecchi titolari e che mercoledì è in programma lo «spareggio» di Champions contro il Copenaghen. Insomma, ci sono tutti gli elementi per stare all’erta.

 
E lunedì la Roma aspetta in un Olimpico «zappato» dai rugbisti il Cagliari: con un Gervinho in più, ma sempre senza Totti (l’ago della bilancia). Garcia garantisce che la vetta non sfuggirà ai suoi bamboli e allora tornano alla memoria (perlomeno ai meno giovani) gli anni Ottanta, quando tra una puntata di «Drive in» e l’altra ci si dibatteva nell’amletico dubbio: meglio Platini o Falcao? Ora, a trent’anni di distanza, cambiano i nomi dei personaggi, ma non il senso della storia: chi vince tra Pirlo e Totti?

 
Se i tifosi di Roma e Juve affilano le spade e si preparano a un duello lungo un campionato, quelli dell’Inter e della Fiorentina non stanno mica fermi. I nerazzurri, con l’arrivo del magnate Thohir e nella speranza che sia finalmente tornato il tempo degli investimenti, sognano: e perché svegliarli? La squadra di Mazzarri marcia a buon ritmo, l’equilibrio sembra sia stato trovato e un paio di «regalini» (leggasi: acquisti) a gennaio potrebbero anche entrare in casa. Oggi a Bologna, contro i ragazzi di Pioli, non sarà una passeggiata. Mazzarri, però, ha dalla sua il miglior attacco della Serie A (29 gol realizzati) e un gruppo che lo segue ciecamente, come fanno i bravi soldati con il loro comandante. Alla Fiorentina, e soprattutto a Montella, vanno fatti i complimenti. Perché? Semplice: ha saputo dare continuità a quanto di buono aveva fatto vedere nello scorso campionato. Ripetersi è sempre complicato: bravi. Tuttavia, considerata la forza della squadra e la qualità della rosa, la Viola farà fatica a lottare per il Grande Traguardo: un posto in Champions sarebbe oro e in tempi di crisi un metallo tanto prezioso non si butta via…

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