“Mai più con mio figlio allo stadio”

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport) La denuncia lanciata ieri dalla «Gazzetta» non è passata inosservata. L’inchiesta sugli eccessi di burocrazia che complicano (e spesso impediscono) l’accesso dei tifosi agli stadi è stato letto, condiviso e commentato per tutta la giornata sul sito web della Gazzetta e sui social network. Col risultato di aver messo in fila storie comuni di tifosi stanchi, che rinunciano al calcio per sfiducia preventiva, spaventati dai divieti, dagli obblighi e dai disagi collegati all’acquisto dei biglietti. Di seguito, alcuni tra i commenti più significativi.

 

 
PAOLO INNO –  «Io non vado più allo stadio dal 2008. Solitamente ci andavo 3/4 volte per vedere il Milan in Champions. Adesso, la voglia mi passa nel giro di 10 minuti». Basterebbe il commento di Cao_W_Milan per spiegare la morale della storia. Essere tifosi, oggi, è difficile: troppi documenti, troppe carte da firmare, troppe attese e garanzie da rendere. E la passione va a farsi benedire: «Mezza giornata persa al lavoro, un’ora in banca per la tessera del tifoso. Tutto questo per vedere una partita — scrive Onitsuka.Tiger — e non di certo la finale di Champions». Strategie di allentamento del tifo troppo «acceso», che si sono poi abbattute su tutti. «Ma soprattutto sui tifosi non assidui», riflette Nico Nero: «Se andare allo stadio significa stare in fila 2 o 3 ore ed essere schedato — scrive — io rinuncio». Gli fa eco su Twitter Jacopo Sperelli: «Andare allo stadio senza essere schedati è impossibile». Masok20 ha il dono della sintesi: «È più facile salire su un aereo che entrare allo stadio…».

 

 

NO BIMBI NO GIRLS  C’è chi ancora stenta a capire le soluzioni con cui il Viminale ha imposto una svolta al tifo. Ma ogni ragione zoppica di fronte a storie come quella di userID_9158373 : «L’anno scorso ho voluto portare mio figlio di 8 anni a San Siro. Entrare è stata un’impresa: bolgia per il primo controllo (anche al ragazzo!!!), problemi per la bottiglietta d’acqua del bambino, biglietti e carta d’identità alla mano (ma per i ragazzi non è obbligatoria per legge!!!), poi ancora controlli, infine i tornelli… Clima da Fort Knox… “Papà, ma dove mi hai portato?”, mi dice mio figlio stringendomi la mano». E su Twitter, Marco Governato : «Sono tre anni che non riesco a portare i miei figli a vedere San Siro… Una vergogna». Il buon senso, talvolta, può fare da stampella. E invece: «La mia fidanzata vorrebbe venire con me domenica a vedere Inter-Genoa. Lei non dispone di nessuna tessera del tifoso, ma la partita non è a rischio e non c’è obbligatorietà della tessera. Provo ad acquistare il biglietto dal sito dell’Inter — racconta Alfonso Aurucci — e scopro che (almeno per ora) quest’anno non è più possibile acquistare un biglietto online se non si ha la tessera». Al nostro amico è consigliato di recarsi in uno dei 500 punti vendita del territorio. Lui ci va, ma poi scopre che uno di questi «vende i biglietti dell’Inter solo ai possessori di tessera del tifoso» e che un altro «li vende solo a chi ha una fidelity card». Morale: «Per acquistare un biglietto da 20 euro devo pagarne altri 25 per la carta fedeltà». Con buona pace di chi ha sempre sospettato che quella tessera puzzasse un po’ di «trovata commerciale».

 

 

CHILOMETRI E OROLOGI  La passione muove le montagne. Però chiedete a Martanna19 quale prezzo ha il suo eroismo: «Parto per seguire il Novara ad Avellino, sono 850 km ad andare e altrettanti per tornare. Per comprare il biglietto ho dovuto andare a Vercelli, altri 50 km per gradire». Oppure a Croupier76: «Volevo andare in trasferta questo weekend, ma vedrò la partita dal divano: la biglietteria più vicina per il settore ospiti è a “soli” 65 km». Per non parlare delle attese ciclopiche: «Per stampare un biglietto nominale — scrive Dino_Di_Scozia — servono almeno 5 minuti a persona: moltiplichiamo questo tempo per il numero di tifosi ai botteghini e capiremo il motivo delle code e dei disagi». Chiude Marco Salvi: «Quando allo stadio ci sono gli ospiti, si esce 40 minuti dopo dalla curva di casa». Problemi di tutti i tifosi. Ma in questo caso vale il motto: mal comune…zero gaudio.

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